“Destinazione stelle”, di Alfred Bester

Torniamo a fare recensioni, suvvia. Quella di oggi è per Destinazione stelle, di Alfred Bester (noto anche come La tigre della notte).

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C’è uno spoiler nella copertina, sì.

Trama

Gully Foyle è un uomo qualunque, un semplice manovale in un’astronave. Quando però la Nomad su cui lavora viene attaccata dalla Federazione dei Pianeti Esterni, si ritrova naufrago, da solo nel relitto alla deriva. Avrebbe potuto morire lì, ma la Vorga si avvicina. Subodora la possibilità di un salvataggio, sì fa notare, ci riesce, ma… La Vorga se ne va. Da questo momento in poi, la vita di Gully Foyle sarà interamente votata alla vendetta nei confronti di chi diede l’ordine di abbandonarlo nel relitto – ricerca che lo porterà a scoprire cose della su Nomad che non poteva neanche immaginare.

Il mondo di Destinazione stelle

Quello che sorprende davvero di questo libro, al di là del protagonista (di cui parlerò in seguito) è la capacità di Bester di costruire un mondo complesso, pieno di realtà differenti fra di loro ma perfettamente coerenti nel sistema generale, spesso una conseguenza dell’altra, e tutte con un ruolo centrale nella trama: si va dalla possibilità di jauntare (teletrasportarsi telepaticamente) all’esplosivo che si attiva con la forza del pensiero, dalla colonia di Scienziati col loro strano culto scientifico all’albina che vede i raggi infrarossi, dal mondo retto dalle grandi aziende agli eremiti che si privano degli organi di senso.
L’unico difetto che si potrebbe riscontrare in questa costruzione è che a volte queste realtà vengono introdotte un po’ all’improvviso (cioè, solo quando ce n’è bisogno ai fini della trama), mentre avrebbe giovato spesso un qualche accenno preparatorio nei capitoli precedenti.
A proposito di capitoli, segnalo anche l’organizzazione che divide in scene ben precise l’intera narrazione del libro: una scelta rigida, ma necessaria per mantenere l’ordine di tutta quella carna al fuoco.
In mano a qualsiasi altro scrittore più votato ai soldi che al risultato artistico, ci sarebbe stato abbastanza materiale da trarne fuori una saga: Bester ha preferito condensare e raccontarci quelli che aveva da raccontare, e io preferisco così. Nella prefazione di Riccardo Valla (pubblicata al termine del volume) ci si lamenta proprio dell’eccesso di informazioni, ma è una critica che mi vede in disaccordo, specie quando associa questo genere di narrazione a quelle dei fumetti: forse sono io a non essere esperto di fumetti, ma Destinazione stelle non mi sembra minimamente accostabile, né tantomeno mi pare ci possano essere contatti o similitudini con una sceneggiatura da fumetto.

Tornando al protagonista: Gully Foyle

È inutile girarci intorno: qui il protagonista è quasi il cattivo. Perché sì, ha i suoi buoni motivi per essere un po’ nervoso; sì, ci sono personaggi ben peggiori. Ma spesso le sue azioni, la sua violenza e la sua totale mancanza di compassione fanno di lui uno dei primissimi esempi di protagonista negativo di fronte al quale ci siamo trovati: ora, magari, grazie a Breaking Bad ci abbiamo fatto quasi l’abitudine… ma Destinazione stelle è del 1956. La creazione di una tale articolata psicologia in un libro di sessanta (sessanta!) anni fa ha davvero dell’incredibile e meriterebbe da solo la lettura.

“Io e la fantascienza”

In apertura del libro, più interessate della prefazione (che invece è al termine), troviamo questo testo dello stesso Bester, seconda parte di La mia tresca con la Science Fiction che si può trovare integralmente nell’edizione Nord di Stella della sera. In questa seconda parte, l’autore illustra, fra aneddoti e stralci biografici, il suo modo di lavorare, e specialmente la nascita proprio di Destinazione stelle. Credo sia superfluo rilevare quanto una testimonianza del genere possa essere interessante per chi, come me, ogni tanto si prende la briga di scrivere e vorrebbe imparare qualcosa da chi è riuscito a creare un libro del genere.

Buona lettura.

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