L’amore ai tempi dei feromoni: “Spring”

Oh, sì: un altro film indipendente di fantascienza che non guarderebbe nessuno se io non facessi i sottotitoli (e che probabilmente non guardarà quasi nessuno lo stesso).
Qui il trailer, poi la mia recensione.

Trama in breve

Evan perde entrambi i genitori e, a causa di una scazzottata di troppo, pure il lavoro. Deciso a prendersi una pausa dalla sua vita, con l’eredità se ne vola in Italia. Il tour della penisola lo porta a farsi assumere da Angelo in un oliveto in Puglia, a Polignano. In questa città incontrerà l’affascinante Louise, una donna la cui bellezza deve scontrarsi con la sua misteriosa, pericolosa vera natura.

Dell’amore

Cos’è, alla fin fine, ‘sto Spring?
Spring è una storia d’amore, certo; ma soprattutto è la storia di come inizia un amore, dei modi in cui l’amore può nascere: all’improvviso (il classico colpo di fulmine) oppure lentamente, costruito giorno dopo giorno, coltivato, prima rifiutato, incompreso e poi alla fine accettato.
Meno originali ma sempre interessanti le domande: si può amare un mostro? E il mostro, abituato a non essere amato, può imparare a corrispondere l’amore?
Ma alla fine, cos’è poi quest’Amore? È “solo” chimica o c’è qualcos’altro?

Le location: Polignano a Mare e tutto il resto

Gran parte del film è ambientato in Italia.
Il primo impatto col nostro paese Evan ce l’ha a Roma, dove lo vediamo passeggiare per via dei Fori Imperiali mentre passano vetture forse un po’ troppo anni Sessanta, per sembrare realistiche.
Dalla capitale, Evan e un paio di nuovi amici si spostano in Puglia, peraltro tenendo il mare a destra (saranno passati da Napoli o si è confuso il regista?). È qui che saremo per la maggior parte del tempo: a Polignano a Mare, piccola città nota, oltre che per la sua bellezza, per aver dato i natali a Domenico Modugno. Il centro storico di Polignano, affacciato a strapiombo sul mare, fa da meraviglioso sfondo alla vicenda, offrendo un contrasto estetico impagabile con la vena vagamente horror che la trama va mano a mano assumendo.
Nella parte finale del film, ci spostiamo a Pompei, molto idilliacamente immaginata costellata dei calchi dei corpi in mezzo alla strada, quando invece in gita alle superiori ho scoperto con somma delusione che le macabre figure sono tutte stipate in luoghi deputati, e quindi le strade sono vuote. Il film torna realistico quando i due protagonisti entrano tranquillamente nel sito archeologico, «tanto non c’è nessuno di guardia» (citazione quasi testuale).

Un po’ fanta- e quasi troppa -scienza

Una cosa che mi ha colpito di questo film è il modo in cui, per bocca della stessa Louise, tutto ciò che c’è di paranormale venga sempre velocemente ricondotto entro i binari del metodo scientifico. Rimane impresso l’episodio in cui lei tocca un fiore, questo sboccia istantaneamente e altrettanto istantaneamente lei spiega a Evan che non è magia, ma sono solo gli ormoni che rilascia. Eh, insomma, anche io sono un ferreo razionalista, ma lasciami godere la scena cinque secondi, prima di spiegarmela.
Più in generale, Louise dal momento della rivelazione della sua natura viaggia sulla pericolosa linea che separa la dovuta spiegazione al fastidioso spiegone; a parer mio, riesce a rimanere dalla parte “giusta”, ma ho avuto comunque l’impressione che si volesse restare ad ogni costo nell’ambito del materialistico assolutamente antitrascendentale – il che ovviamente mi va benissimo, ma si può fare anche senza dover spiegare proprio tutto tutto secondo la chimica e la fisica.

Comparto tecnico: attori, regia, colonna sonora ecc.

Da questo punto di vista segnalo ovviamente gli attori. Lou Taylor Pucci, nel ruolo di Evan, sa spostarsi benissimo dal registro drammatico a quello più leggero, e in questo film offre un tale ventaglio di possibilità espressive che confido nel fatto che ve ne rendiate conto da soli guardandolo. La Louise di Nadia Hilker, invece, risulta un poco più spenta, quasi fredda, ma apparentemente più per questioni legate alla scrittura che all’interpretazione – che anzi asseconda la distanza che viene messa fra Louise e il resto del mondo. Segnalo anche Francesco Carnelutti, attore italiano spesso sulle scene americane (ne Il codice Da Vinci, ad esempio), che riesce a caratterizzare Angelo in poche battute bilingue, rarefatti mozziconi di frasi.
Niente di particolare da segnalare né per quanto riguarda la regia (corretta, ma senza trovate brillanti) degli a me sconosciuti Justin Benson e Aaron Moorhead, né per quanto riguarda la colonna sonora (che non spicca, ma funziona). Ottima ovviamente la fotografia: ma con certe location…

Perché vederlo

Potreste guardarlo perché magari avete visto The One I Love (pure quello coi miei sottotitoli) e vi è piaciuto, e anche Spring è una bella storia d’amore.
Oppure perché confrontarsi con l’ignoto e l’incredibile, a volte, può aiutarci ad affrontare meglio la realtà – che poi dovrebbe essere lo scopo della fantascienza: ma questa è un’altra storia.
Oppure, infine, potreste vederlo semplicemente perché ho fatto i sottotitoli.

Spring – Sottotitoli italiani

I sottotitoli sono per la versione WEB-DL. Se vi serve il resync per un’altra versione, fatemelo sapere.

Prima che me lo segnaliate: sì, ci sono molti congiuntivi brutalmente sostituiti da indicativi. Lo so che non è esattamente italiano corretto, ma è una scelta voluta per caratterizzare certi personaggi che, secondo me, si esprimerebbero rifuggendo da quel modo verbale come se fosse la peste.

Aggiungo solo: buona visione!

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