I racconti di Robot 74 – Recensione

Ed eccomi qui a commentare il numero 74 di Robot, che ospita il mio racconto vincitore dell’omonimo premio.

Robot74_digital

La mia recensione sarà solo sulla parte narrativa ivi contenuta, ma nella rivista troverete anche articoli e interviste estremamente interessanti – che però non ho gli strumenti per giudicare (come se li avessi per i racconti).
Andiamo.

La verità dei fatti, la verità dei sentimenti, di Ted Chiang

Di Ted Chiang ho già tessuto le lodi per Stories of Your Lives. Le ribadisco per questo racconto (dal titolo discutibile), che, pur non raggiungendo le vette di Storia della tua vita o L’inferno è l’assenza di Dio, dimostra nuovamente come l’autore sappia coniugare una parte narrativa, con un raffinato disegno dei personaggi, ad una trattazione quasi saggistica di un determinato argomento.
Caso non nuovo per Chiang, l’argomento in questione è vicino alla linguistica; nello specifico: come ha influenzato l’evoluzione umana l’avvento della scrittura? I rapporti sociali si sono trasformati, quando si è passati da una tradizione solo orale ad una scritta, permanente e invariabile? E in che modo si trasformeranno quando i pc scriveranno per noi, e avremo sempre disponibili le registrazioni della nostra esistenza (sì, a questa domanda sa già rispondere chi ha visto Black Mirror)? Lo scopriamo attraverso i due racconti paralleli di un padre che, nel futuro ipertecnologico, tenta di recuperare il rapporto con la figlia; e di un missionario che, nel passato, porta la scrittura a un popolo che ancora non la conosce.
Il risultato finale è ottimo, benché, come già detto, abbastanza al di sotto di quanto letto in Stories of Your Lives – un’impressione probabilmente dovuta alle due trame parallele che rimangono, forse, un po’ troppo distanti una dall’altra.

Rendez-vous, di Stefano Paparozzi

Be’, questo me lo dovete dire voi.

Tu non esisti, di Leonardo Patrignani

La prima pagina di questo racconto è inquietantemente simile alla prima del mio. Fortunatamente il resto è ben diverso, o adesso sarei rinchiuso in un manicomio.
Racconto molto breve, in forma di “confessione”: ci presenta l’idea di una realtà diversa da come ci appare, di un’umanità inconsciamente schiava, di una specie di complotto su scala planetaria. Spunti di certo non nuovi, ma rimescolati in maniera originale, inseriti in una struttura che non può non lasciare il lettore, al termine della lettura, con una certa voluta inquietudine.

Progetto intelligente, di Piero Schiavo Campo

Il racconto guadagna molto dalla lettura dell’articolo Coincidenze cosmiche, disegno intelligente e principio antropico, sempre delle stesso autore, nelle pagine immediatamente precedenti. Si parla, chiaramente, di principio antropico, cioè (riassumendo e riadattando molto male) del presunto paradosso per cui l’universo e le leggi fisiche sembrerebbero fatte appositamente per l’esistenza umana. Ho capito che ciò era una boiata logica più o meno in terza media, ma questa non è la sede per parlarne.
Tornando al racconto, questo purtroppo pecca di un finale abbastanza prevedibile, ma temo proprio non si potesse fare altrimenti, visto l’argomento. Rimane comunque una buona lettura, specie se, come ripeto, viene vista come un’appendice narrativa alla parte divulgativa precedente (proprio come sembrerebbe essere stato concepito il racconto).

Storie senza qualità, Mauro Antonio Miglieruolo

Mi spiace, ma non sono nemmeno riuscito a finirlo. Dal linguaggio sembrava scritto come minimo negli anni Quaranta, e non trovavo qualcosa di così ostico da quando mi fecero leggere Mastro don Gesualdo alle medie. Probabilmente la cosa è voluta (o almeno lo spero), ma va molto oltre il mio bassissimo limite di sopportazione.
Ciò di cui si parla, almeno nella prima metà, è una giornata nella vita di questo ragazzo, in un Italia futura totalmente allo sbando. Il protagonista è estremamente antipatico, ma almeno la caratterizzazione è buona.
Purtroppo, come ho detto, non mi riesce proprio di andare avanti nella lettura, sia perché capisco a malapena cosa c’è scritto, sa perché quel poco che capisco è abbondantemente al di fuori dei miei interessi. Peccato – anche se probabilmente è più colpa mia che di Miglieruolo.

Immersione profonda, di James Patrick Kelly

Ammetto la mia ignoranza nei confronti di quest’autore (fra le altre numerose cose di cui sono ignorante, intendo). La scoperta è stata piacevole.
In questo racconto siamo sulla Luna, in lontano futuro in cui l’umanità si sta spingendo nella Galassia per colonizzarla. La protagonista è la “figlia” tredicenne di una spaziale che sta tornando da una missione esplorativa.
Il racconto offre moltissimi spunti, talmente tanti che l’impressione che ho avuto alla fine è che il racconto poteva (doveva?) durare anche il doppio. Di fatto molti aspetti vengono lasciati in sospeso (il perché della clonazione, su tutti) e molti altri avrebbero meritato un approfondimento. Pur nella sua brevità, però, il racconto offre un affresco abbastanza nitido di questo futuro, e traccia bene le personalità che lo attraversano, fungendo per me da buon biglietto da visita per Kelly.


Avevo detto che avrei parlato solo di narrativa, ma dato che ho citato l’articolo sul principio antropico, tanto vale che segnali anche l’editoriale in apertura di Silvio Sosio sulla disinformazione, le bufale, i titoli acchiappa-click e tutto il peggio che circola su internet, con un piccolo consiglio su come vaccinarsi contro questa valanga di inquinamento intellettuale (spoiler: “vaccinarsi” non è un termine che uso casualmente).
Gli altri articoli presenti sono un’intervista a John Scalzi e una a Leonardo Patrignani, una sulla reazione di Urania alla crisi dell’editoria di fantascienza, una recensione di Sottomissione di Houellebecq e un breve excursus sul tema del ghiaccio nel cinema di fantascienza.

Per acquistare questo numero di Robot, cliccate qui – oppure, se lo volete in pdf, qui.

Buona lettura e un grazie in anticipo a chi vorrà commentare il mio racconto.

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