“Stories of your life”, di Ted Chiang

Come detto precedentemente, ho comprato un nuovo lettore ebook (un Kindle, per chi se lo stesse chiedendo), degno sostituto del mio precedente, morto durante la garanzia.
L’ho “battezzato” – se mi si passa il termine – con Stories of your life di Ted Chiang. Sì, in inglese.
Tranquilli, c’è anche in italiano, se ve lo volete procurare dopo aver letto la recensione.

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Chi è Ted Chiang

Ted Chiang non è uno scrittore. Ted Chiang nella vita fa il programmatore, o qualcosa del genere; poi, ogni tanto, si ricorda di scrivere qualcosa. Dal 1990 ad oggi, infatti, ci ha dato una dozzina di opere, di cui la più lunga se non sbaglio non arriva neanche a 100 pagine (Il ciclo di vita degli oggetti software) e quasi tutte le altre sono sotto le 50. Nonostante in trent’anni abbia scritto meno parole di quante ce ne siano nel solo Tutti a Zanzibar, con queste poche frasi si è già portato a casa quattro Nebula, tre Hugo, tre Locus, un John Campbell e qualcos’altro.
Però continua a fare il programmatore.
Dico, come si fa a non prenderlo come esempio di vita?

Ma veniamo ai racconti della raccolta.

Tower of Babylon

Curiosamente, pur essendo la linguistica un argomento di evidente interesse per Chiang (vedasi racconti successivi), non è di questo che si parla in questa Torre di Babilonia.
La torre è arrivata al limite estremo, e sta per toccare la volta celeste: un gruppo di minatori è chiamato ad affrontare l’impresa estrema di penetrarla. Ascendendo verso i cieli, in una Torre che costituisce ormai un microcosmo a se stante, il protagonista avrà il coraggio di sfidare Dio?
Non sono mai stato un grande appassionato di storie che descrivono viaggi, ma questa è una piacevolissima eccezione. Il mondo a parte della Torre, le incredibili visioni da un’altezza sterminata, la cosmologia mitica delle sfere celesti che si sovrappone al viaggio fisico, reale verso l’alto: tutto ciò ha contribuito attivamente a condurmi al sorprendente, inatteso finale.
Questo racconto ha vinto il Premio Nebula.

Understand

Una via di mezzo fra Quoziente 1000 di Anderson e Fiori per Algernon.
Un uomo qualunque subisce un incidente, ma una cura sperimentale per rigenerare le sue cellule celebrali finisce con l’aumentare a dismisura il suo quoziente intellettivo. Come agirà? Cosa farà della sua vita chi ha una percezione del mondo così aliena da non considerarsi nemmeno più umano?
La rappresentazione di questo “viaggio mentale” pecca dell’assenza di una parallela evoluzione linguistica nel racconto in prima persona; ma forse Chiang ha semplicemente temuto il confronto con Algernon, o quantomeno non ha voluto riproporne una versione, ma qualcosa di diverso. Tutto sommato, ci è riuscito.

Division by Zero

Dividere per zero, si sa, è impossibile; se non altro perché altrimenti 1=2 (per motivi che Chiang sa spiegare meglio di me). Una grande mente matematica collassa di fronte a una scoperta che mina tutte le sue certezze, e con lei fa precipitare il rapporto con suo marito.
Un piccolo gioiello di equilibrio formale, fra le vicende della protagonista, quelle del marito e alcune note sparse sulla storia della matematica. In questa raccolta, è il primo racconto di Chiang a contrapporre una parte scientifica, ai limiti del saggio, con una parte umana che vede al centro l’evoluzione di una relazione fra due persone: uno schema tipico – e dai risultati eccezionali – dei suoi racconti.

Story of Your Life

Il racconto che da il titolo alla raccolta è il capolavoro di Chiang.
Una linguista è coinvolta nel tentativo di comunicare con una razza extraterrestre che si è improvvisamente manifestata sulla Terra; racconta quest’avventura a sua figlia, di cui riassume la vita dalla nascita alla morte. Come? Perché?
Ecco lo schema di cui accennavo prima. Da una parte abbiamo una relazione umana, in questo fra una madre e una figlia, e fra la prima e il suo compagno di lavoro. Dall’altra abbiamo la ricerca di una via di comunicazione con gli eptapodi, che, senza mai annoiare il lettore, offre una tale mole di informazioni sul linguaggio da sconfinare quasi con la saggistica. La domanda al centro del racconto è: quanto la nostra esistenza è influenzata dal linguaggio? Il nostro linguaggio si è evoluto così perché noi siamo così, o è il contrario? o entrambe le cose? Qual è il rapporto fra parola detta e parola scritta? Tutte domande a cui Chiang darà la sua risposta.
Se mi si costringe a trovare un “difetto”, è il modo in cui Chiang, nel parlare dei rapporti fra la lingua parlata dagli eptapodi e la loro scrittura graficamente complessa, eviti totalmente di fare quasivoglia paragone con gli ideogrammi cinesi e/o giapponesi, mancando alcune interessantissime possibilità di approfondimento specie nel campo dei rapporti fra parola parlata e parola scritta. Quello che mi costerna è che a lasciarsi sfuggire un’occasione del genere sia uno che di cognome fa Chiang…
Nonostante ciò, la mia umile opione di lettore è che questo racconto è già un classico della letteratura breve e non c’è timore ad affiancarlo a Notturno di Asimov o a Fiori per Algernon di Keyes.
È, molto semplicemente, una lettura imprescindibile che per quanto mi riguarda ha già fatto la storia.

Seventy-Two Letters

A Londra, in un universo dove le leggi magiche che regolano la creazione dei Golem sono la realtà, gli automati animati dalla forza delle lettere combinate agiscono nella vita di tutti i giorni (almeno di chi se li può permettere). È realtà anche l’antica teoria dell’homunculus, che considerava gli spermatozoi contenenti una miscoscopica riproduzione del corpo umano, animato alla vita grazie all’incontro con l’ovulo.
Cosa succede se da una parte l’evoluzione dell’arte della nomenclatura porta ad accarezzare l’ipotesi di golem che possano duplicarsi, ma dall’altra una sconvolgente scoperta scientifica suggerisce l’imminente estinzione dell’umanità?
Magari a causa dell’uso di un inglese un po’ più aulico, questo è stato il racconto che ho letto con maggiore fatica. Considerato il finale un po’ frettoloso, però, forse non è colpa della lingua.

The Evolution of Human Science

Un breve articolo fittizio per Nature ci mostra, come si evince dal titolo, l’evoluzione della scienza umana, oramai lasciata alle abilità delle menti potenziate dei metaumani. Quale sarà allora il ruolo degli umani “veri”?
Lo definirei quasi un divertissment, specie paragonato agli altri racconti, ma è comunque ottimamente riuscito.

Hell is the Absence of God

L’altro capolavoro del volume è questo L’inferno è l’assenza di Dio.
Come in Seventy-Two Letters, anche qui ci ritroviamo in un mondo dove la magia è tangibile: siamo in un mondo dove Dio, il divino, gli angeli, le apparizioni, i miracoli sono la realtà. Non c’è spazio a dubbi, perché la luce divina appare fra le nubi, gli inferi talvolta si dischiudono alla visione dei mortali e gli angeli visitano la Terra, portando guarigioni ed effetti collaterali. Come rompere un vetro e uccidere la moglie del protagonista, che da quel momento inizia un viaggio (mentale e poi fisico) per scoprire se e come riuscirà più ad amare Dio. Alla sua vicenda si intrecceranno quelle di altre due persone che vivono differentemente il loro rapporto col divino, alla luce di ciò che è accaduto nella loro vita.
E guardate che far piacere una cosa del genere a un testardo miscredente come me è un impresa: inutile dire che a Chiang l’impresa riesce alla grande.
Questo racconto ha vinto Hugo, Nebula e Locus in un colpo solo.

Liking What You See: A Documentary

Parliamo di bellezza: quanto la nostra vita è influenzata da ciò che interpretiamo come bello? Il nostro giudizio sulle persone cambia a seconda di cosa pensiamo del loro aspetto fisico? E come questi processi vengono usati dal mondo delle pubblicità? Stiamo subendo un’“overdose” di bellezza da parte del mondo del marketing?
A tutte queste domande Chiang dà la sua interpretazione, alternando una serie di monologhi di vari personaggi (per lo più ragazzi del college) che raccontano la loro esperienza con la calliagnosia, cioè la possibilità di farsi artificialmente inibire la capacità di riconoscere il bello.
Anche in quest’ultimo racconto, quindi, Chiang sa sapientemente intrecciare il saggio alla parte più umana, specie per quanto riguarda il modo in cui interagiamo sentimentalmente con gli altri.


Qui si conclude questo mio brevissimo commento. Si potrebbe dire molto di più su Chiang, ma ovviamente non sono in grado di farlo.
L’unica cosa che posso fare è invitarvi a leggerlo, in inglese come ho fatto io o nella traduzione italiana edita da Stampa Alternativa.

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Buona lettura!

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