A spasso nel tempo con i comitati “in difesa della famiglia”

Ridendo e scherzando (letteralmente), in Commissione Giustizia si discute un testo sulle unioni civili.
Lungi da me commentare la legge in se – che al momento non conosco nel dettaglio ma solo a grandi linee –, non posso però fermarmi di fronte a quello che è successo ieri in Aula.

unioni civili choc

Dunque.
Dopo l’incontro con le varie associazioni LGBT, per iniziativa del mitico Carlone Nazionale (sì, Giovanardi) si è voluto dar voce alle varie associazioni “in difesa della famiglia”. Vi anticipo che nessuno ha chiarito da cosa la stanno difendendo, questa famiglia.

Ciò premesso: quali sono le dichiarazioni esternate durante questa consultazione, dichiarazioni così illuminate da costringere i relatori della legge Lo Giudice e Cirinnà ad uscire dall’Aula per non commettere un omicidio plurimo?

La prima, quella che sembra aver scatenato il raptus dal quale i due sono dovuti scappare, viene da Dina Nerozzi, un medico psichiatra (!) del Comitato Articolo 26:

Va chiarito che cosa vuol dire “vincolo affettivo”. Io ho affetto per il mio cane, ma che significa?

Eh, già: che significa? Significa, mia cara esimia Dottoressa Nerozzi, che un’unione civile riguarda due persone che hanno fra di loro un vincolo affettivo e che sono in grado di dichiarare la volontà di ufficializzarlo con un’unione. Ammesso e non conscesso che il suo cane provi affetto vero per lei e non solo per il cibo che gli offre, mi chiedo se esso sia anche in grado di recarsi in comune per chiedere i moduli da compilare per sposarla.
Questa donna totalmente incapace di distinguere un’essere umano da un cane, sottolineo, è medico psichiatra: cioè non solo psicologa – che già sarebbe grave – ma pure laureata in medicina e quindi nella posizione per poter prescrivere dei farmaci. Una che non sa la differenza fra un umano e un cane.
E cos’è il Comitato Articolo 26? Be’, il Comitato Articolo 26 è l’autore di Gender for Dummies, l’imperdibile guida a quella teoria del gender che i lettori di questo blog e le persone di buon senso (due insiemi che spero si sovrappongano spesso) sanno già essere una leggenda metropolitana nella quale cascano anche filosofi di dubbia fama. Va da se che questo pdf è sbagliato in così tante modi (dai contenuti all’impaginazione, alla totale mancanza di fonti) che meriterebbe quasi che io mi licenziassi e dedicassi tutto il mio tempo a smontarlo punto per punto.

Ma torniamo in Commissione Giustizia. La seconda dichiarazione ci viene da Federica Bonomi, del Comitato “Di mamma ce n’è una sola”, un’associazione di donne che non desiderano affittare il proprio utero e quindi vogliono impedirlo anche alle altre – il classico «Io sono a dieta, quindi tu non mangi dolci.»
Ella ci dice, con sconcertante semplicità, che il decreto permetterà «unioni multiple o fra specie diverse».
Sì, cari miei: neanche questa qua sa distinguere un umano da un cane.
Sulle unioni multiple non è neanche il caso di addentrarsi, perché, al di là di qualsiasi opinione in merito alla poligamia, molto banalmente la legge in discussione prevede l’unione fra due persone e basta. Ma abbiamo capito che questa è gente che non legge molto bene, mi sa.

E infine, reggetevi forte, perché arriva Mario Binasco. Le sue affermazioni sono così sconcertanti che vanno commentate frase per frase.

Qualcuno pretende di negare la realtà e piegarla ad una regola astratta

Quindi: chi propone una legge sulle unioni civili nega la realtà e la piega a una regola astratta, mentre lui può negare la realtà dell’esistenza di coppie omosessuali piegandola alla regola astratta del matrimonio sacramentale? Ma come fa a non esplodergli il cervello mentre dice una cosa del genere?

con la stessa logica dei campi di concentramento, ma questo non é possibile.

Ah, cioè: la logica dei campi di concentramento era la negazione della realtà per piegarla ad una regola astratta.
Boh, io il nazismo me lo ricordavo diverso.

Il riconoscimento della forma matrimoniale con altro nome, previsto dal ddl Cirinnà, tende a distruggere il riconoscimento e l’appoggio sociale ai legami umani

Dunque, riassumiamo: faccio una legge con una cosa simile al matrimonio, ma la chiamo diversamente → la società non riconosce più il valore dei legami umani.
Non so, ho come l’impressione che manchi qualche passaggio. Ma giusto qualcuno, eh.
E poi, scusate, ma se il problema è il nome la soluzione è facile: facciamo il matrimonio gay. Ma mi sa che non era questo che voleva il signor Binasco…
Binasco, come va il piede, dopo la zappata? Fa male?

…i legami umani, quelli che prendono in conto le differenze e il futuro, come sono i legami familiari originari.

Che cos’è un legame umano se non tiene conto delle differenze?
— Caro, ma tu mi ami?
— Sì, cara.
— E perché mi ami, caro?
— Perché tu hai la vagina e io il pene.
— Oh, caro.
— E tu mi ami, cara?
— Sì, caro.
— E perché mi ami, cara?
— Perché tu hai il pene e io la vagina.
— Oh, cara, noi si che ci amiamo prendendo in conto le differenze.
— Oh, caro, sì. Amiamoci come solo noi possiamo fare.
— Amiamoci.
[Parte Čajkovskij.]

E ora, gran finale.
Perché più leggo la frase seguente e più rido. È qualcosa che va davvero al di là di qualsiasi occasione di commento, serio o satirico; va oltre ogni possibilità di comprensione, ogni tentativo di discussione; è al di fuori delle mie possibilità.

Prevalgono istinti di morte.

DOVE? COME? PERCHÉ?
PERCHÉ?
CO-ME??
D-O-V-E???

Ecco, vorrei dire che qui mi arrendo, ma c’è ancora una frase.

L’Isis non è poi molto diverso.

Bene: ora mi arrendo.

E questo Mario Binasco, l’autore di queste perle, non solo fa parte della sezione italiana della probabilmente poco selettiva Scuola Europea di Psicoanalisi; no, quest’uomo è anche docente (!) di psicologia e psicopatologia (!!) dei legami famigliari (!!!). Cioè, nel mondo c’è una persona che in un decreto legge per stabilire i diritti di due persone che vogliono prendersi delle responsabilità l’uno con l’altro ci vede un “istinto di morte” affine a quello di un kamikaze, e questa persona insegna – insegna! – come trattare le questioni delle dinamiche familiari.
Praticamente, se un mamma porta il figlio problematico da uno psicologo ex-allievo di Binasco, è capace che quello le dica: «Signora, sa qual è il problema? È che lei e suo figlio non valorizzate il fatto che una ha la vagina e l’altro il pene. Dai, su, valorizzatelo.»

Poi dici che uno si alza e abbadona l’Aula.


E anche oggi, dal Dodicesimo Secolo è tutto.

Buon weekend, e mi raccomando: non lasciate prevalere gli istinti di morte.

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