Le serie del mese – Gennaio 2015

Rieccoci a quello che intendo far diventare un appuntamento fisso: le serie televisive che ho visto nel mese appena concluso.
Come per il mese precedente, ecco il resoconto di gennaio.

American Horror Story: Freak Show

Come detto il mese scorso, la quarta stagione di American Horror Story era iniziata bene. La penultima puntata mi ha fatto ben sperare in una ripresa, anche se la stagione avrebbe potuto finire lì. Infatti l’ultima puntata è stata un disastro: uno dei finali più melensi e buonisti mai trasmessi, dove i cattivi muoiono o finiscono in galera, mentre i buoni o vivono felici e contenti o muoiono e si ritrovano tutti nell’aldilà. Esecrabile.

Archer

È riniziata Archer, l’esilarante spy-story animata di FX. Per chi non lo sapesse (male!), la serie, ambientata in degli anacronistici anni ’60, narra le inverosimili vicende di un’agenzia di spionaggio privata il cui agente di punta è Sterling Archer, dedito al consumo spasmodico di alcolici e di prostitute; e i personaggi che gli girano intorno – dalla Madre-Capo alle segretarie ninfomani – non sono certo da meno.
Dopo una quinta stagione consapevolmente quasi-spinoff (Archer Vice), ritorna quest’anno l’Archer dei vecchi tempi, impegnato in improbabili quanto maldestre azioni di recupero, uccisioni ecc. Pare che il leitmotiv della stagione sarà Malory (la madre) impegnata in azioni sempre più vili e immorali pur di spalleggiare la CIA e riguadagnare la fiducia perduta del Governo. Staremo a vedere.

Banshee

È ricominciato Banshee! Introduciamo anche questa serie di Cinemax – una specie di succursale di HBO –, per chi non la conoscesse (malissimo!). Un protagonista tuttora senza nome esce dal carcere dopo aver scontato i 15 anni della pena per furto di gioielli; si reca nella cittadina di Banshee, dove sa che vive la sua ex-complice ed ex-benaltro. Qui, coinvolto nella morte di Lucas Hood, scopre che questi era appena giunto in città, sconosciuto da tutti, per diventarne il nuovo sceriffo: ha la felice idea di rubargli l’identità.
Familiarmente chiamato Zinne&Cazzotti per via delle scene di sesso e di risse che occupano una percentuale variabile ma sempre piuttosto alta del minutaggio, Banshee ha un fascino che a gran parte delle altre serie manca. L’azione e la caratterizzazione dei personaggi sono incastonati in una regia curatissima, che ci ha a volte regalato veri e proprio gioielli (l’incredibile 2×07). Nella 3×03, intanto, assistiamo a due delle morti più atroci mai andate in onda in televisione, e tanto ci basta.
Una serie imperdibile, che secondo me – e so di stare esagerando – potrebbe diventare il nuovo Breaking Bad: se non, ovviamente, per qualità, quantomeno per seguito di pubblico, che purtroppo ancora gli manca.
Looking

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Come sarebbe stato Queer as Folk se l’avesse fatto l’HBO? A questa domanda che nessuno si era mai fatto, dall’anno scorso esiste una risposta: Looking. Una serie che fa del realismo e della spontaneità i suoi punti di forza: mai come qui si ha l’impressione di starsi letteralmente facendo gli affari degli altri, complice una regia che fa sembrare la presenza della telecamera quasi casuale durante le vicende dei tre protagonisti.
Nonostante ciò, la seconda stagione ha dimostrato subito che, a quanto pare, non si riesce a fare una serie con degli omosessuali senza che questi si buttino in pista a ballare dopo essersi sfondati di pasticche. Poco male, la bellezza della serie non ne viene intaccata. Anzi, dispiace molto per l’estrema brevità: stagioni di 10 episodi da meno di mezz’ora l’uno.

Mozart in the Jungle

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Amazon ha prodotto finalmente la serie che qualsiasi studente ed ex-studente di Conservatorio stava aspettando: Mozart in the Jungle, basato sull’omonimo libro – col sottotitolo Sex, Drugs, and Classical Music – di Blair Tindal, oboista (peraltro ex-moglie di Bill Nye, che la lasciò quasi subito con un divorzio così burrascoso da meritare una miniserie a parte).
Mozart in the Jungle non è altro che quel che promette dal poster: un dramedy ambientato nel mondo della musica classica, particolarmente della New York Philarmonic, che vede protagonisti un’emergente oboista, un giovane direttore che ha uno stuolo di fan degni di una rockstar, l’anziano suo predecessore, e tutti gli orchestrali, più qualche personaggio di contorno.
Quel che colpisce, pur talvolta nell’assurdità di alcune situazioni, è il realismo di molte scene, chiaramente realizzate da gente che in quel mondo ci è stata dentro con entrambi i piedi. Infatti uno dei pochi difetti della serie è di avere molti riferimenti che secondo me sono difficilmente afferrabili da chi non è “dell’ambiente”: memorabile Hailey che nel pilot tenta di prepararsi le ance mentre corre su un risciò… Ma il valore di quella scena possono capirlo tutti?
Poco male, perché la serie rimane comunque un gioiellino. La settima puntata si pregia della meravigliosa regia di Roman Coppola (sì, il figlio del padre), che nella serie riveste più che altro il ruolo di sceneggiatore.

Modern Family

Non mi è chiaro perché ABC abbia deciso di far tornare Modern Family dopo le vacanze natalizie con due episodi e poi mandarlo di nuovo in pausa per due settimane.
Almeno in una delle due puntate abbiamo il piacere di rivedere i nuovi vicini, personaggi ancora poco sfruttati (o forse lo dico solo perché il capofamiglia è Steve Zahn, e Treme è Treme, insomma).

The Fosters

Dopo lo speciale natalizio, ricomincia ufficialmente The Fosters. Alcuni colpi di scena rasentano l’imbarazzante, la vita sentimentale dei protagonisti va molto oltre il concetto di schizofrenico, e il fanservice è sempre dietro l’angolo (ditemi voi se la scena con Jesus e Brandon che fanno ginnastica insieme non serviva solo ad assecondare le fanfiction). Rimangono, per fortuna, i punti di forza della serie, cioè la relativa semplicità e naturalezza con i quali riesce a trattare argomenti nient’affatto scontati.


Qui finisce il mio resconto di gennaio.
A febbraio continuerò con ArcherBansheeLooking, Modern Family e The Fosters; ma febbraio è anche il mese in cui ricomincerà Vikings, Amazon rilascerà Bosch e soprattutto Netflix ci darà la terza stagione del suo capolavoro: House of Cards. Non so se avrò tempo e modo di recuperare qualcosa, anche considerato il fatto che non ci sono riuscito nemmeno a gennaio, quando mi ero ripromesso un Person of Interest che non ho più toccato. Ora ho puntato gli occhi su How to get away with murder: ci riuscirò?
Intanto, a chi volesse scoprire qualcosa di cui ho parlato: buona visione.

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