Alice K. Turner, ovvero: Playboy e la fantascienza

Fatto totalmente ignoto ai non frequentatori dell’ambiente sci-fi, la nota rivista Playboy non ospita soltanto donnine discinte. Per un lungo periodo, infatti, è stata la “casa” in cui grandi autori di genere hanno potuto donarci degli inaspettati capolavori.
La responsabile di questo lato sottovalutato di Playboy era Alice K. Turner, che ci ha lasciati l’altro ieri.
Traduco integralmente il seguente articolo di io9.com, che ne sa più di me (che più che leggere il volume qui sotto non ho fatto).

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[Fonte: io9.com]

R.I.P. Alice K. Turner, che ha fatto di Playboy un punto di riferimento per le grandi storie

Per decenni, Playboy è notoriamente servita da casa per alcune delle migliori storie brevi mai pubblicate, compresi molti lavori rivoluzionari di Ursula K. Le Guin, Ray Bradbury e Doris Lessing. Ciò è stato merito prevalentemente dell’abilità editoriale di Alice K. Turner, morta ieri [l’altroieri, NdT] per una polmonite.

Turner iniziò a lavorare con Playboy nel 1976 e ne è ufficialmente diventata direttore della sezione fiction nel 1980, ruolo che ha ricoperto fino al 2000. In quest’arco di tempo, ha reso Robert Silverberg un collaboratore abituale della rivista e ha presentato ai suoi lettori, fra gli altri, Terry Bisson. Ed è a lei che si deve il suggerimento di Bisson come coautore per terminare l’incopiuto seguito di Un cantico per Leibowitz di Walter Miller: Saint Leibowitz and the Wild Horse Woman [San Leibowitz e il Papa del giorno dopo in italiano, NdT]. Ha curato Il grande libro della fantascienza di Playboy, pieno zeppo di storie magnifiche, come Nove vite di Le Guin, Maschere di Damon Knight, Il transito della Terra di Arthur Clarke, Più della somma delle parti di Joe Haldeman e Gli eredi della perisfera di Howard Waldrop.

È opinione diffusa che, con l’abbandono di Turner nel 2000, Playboy abbia smesso di essere un punto di riferimento per la fantascienza.

In un’intervista del 1994 col Missouri Review, Turner ha descritto il genere di storie che le piaceva pubblicare su Playboy:

Le storie di Playboy hanno un inizio, un centro e una fine. Hanno una specie di fascino universale. Non sono sperimentali. Non sono incredibilmente moderne o proiettate nel futuro, ma hanno delle vere qualità – o almeno spero. Quando pensate a quanto le riviste di donne siano standardizzate, Playboy sembra l’ultima spiaggia per il racconto di solida costruzione, il racconto non scritto su misura. E a molte altre riviste è andata un po’ male.

Turner ha anche pubblicato The history of Hell – un notevole saggio su come diversi artisti e scrittori hanno descritto la dannazione – e un libretto sulla narrativa di John Crowley dal titolo Snake’s hands.


Ciò detto (e tradotto), ricordo con gioia il volume Il grande libro della fantascienza di Playboy, del quale non improvviserò una recensione perché ricordare con gioia non vuol dire ricordare nel dettaglio. Cito soltanto i racconti: L’astronauta morto di Ballard (di cui ho parlato qui), Rapporto sulla città minacciata di Doris Lessing, Gli eredi della perisfera di Howard Waldrop e il meraviglioso Gianni di Robert Silverberg.
Se vorrete seguire il mio consiglio e procurarvi il volume di cui sopra: buona lettura.

P.S.: Se ci sono errori di traduzione segnalatemelo senza pietà.

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