Due racconti di Lino Aldani: “Visita al padre” e “Arie di Roma andalusa”

Prosegue la recensione dei racconti che mi sono regalato per Natale, pubblicati da Delos.
Dopo quelli di Vittorio Catani, è ora la volta di Lino Aldani (di cui ho già recensito il romanzo Quando le radici). I due racconti sono: Visita al padre e Arie di Roma andalusa.

aldani

Visita al padre

Il contenuto del racconto è ben chiaro fin dal titolo: un figlio, abitante di città, va a trovare il padre, che vive isolato fra quella mancata di casa nella campagna in riva al Po. Di fatto, è una specie di versione breve di Quando le radici, non tanto nella trama, ovviamente, quanto nelle tematiche: lo scontro tra il progresso, la modernità, la frenesia metropolitana e la calma, la spontaneità e naturalezza della vita in campagna (semplificandolo molto, s’intende). Come si evince dal titolo, l’altro tema portante del racconto è il rapporto genitore-figlio: un rapporto complesso, fatto di amore e di odio, di rispetto e di disprezzo.
Come nel romanzo, anche qui non ci si può fare a meno di chiedersi: ma è fantascienza? Viene nominato di sfuggita un televisore 3D, un videotelefono all’epoca ancora inesistente, e poco altro. Ma, come in Quando le radici, anche qui la classificazione in generi cede il passo di fronte al valore letterario, alla poesia e alla proprietà di linguaggio a dir poco eccezionale.

Arie di Roma andalusa

Il racconto è ambientato a Villa Borghese (con qualche breve episodio nelle zone limitrofe). È questo il luogo in cui avvengono le scorribande del giovane protagonista con il suo amico, negli anni del dopoguerra; arrivati alla sessantina, si ritrovano per cercare una parte misteriosa della Villa, nella quale avevano messo piede solo una volta: un giardino al di fuori del tempo, una statua demoniaca, una grotta con un’iscrizione incompiuta, una ragazza vestita di bianco…
Il mistero alla base del racconto non rientra fra le tematiche che più ma affascinano, ma ha il pregio di rimanere sospeso, senza fornire spiegazioni finali, lasciando tutto all’interpretazione più o meno fantasiosa del lettore.
Emozionante la descrizione dei luoghi, che fa rivivere un’angolo di Roma che purtroppo al giorno d’oggi è molto, molto lontano da come l’ha vissuto il giovane Aldani. Quindi anche qui, come in Visita al padre, c’è il contrasto fra il passato di quella Roma sparita e il presente, con l’incuria del parco, il degrado – benché la situazione nel racconto sembri migliore di quella reale attuale: lì la futura Villa Borghese è almeno chiusa al traffico…


Concludendo: difficile dire quale dei due sia il mio preferito. Sebbene l’assoluta nostalgia per il passato sia un sentimento piuttosto lontano dalle mie corde, Visita al padre racchiude un mondo in pochissime pagine, dipinge un ritratto dettagliato di un rapporto padre-figlio complesso e articolato, dando vita a tensioni degne di un’epopea familiare di centiaia di pagine. Per contro, Arie di Roma andalusa, pur andando a toccare, nel vivo della trama fantastica, tematiche che non mi sono propriamente vicine, ha il pregio di costituire un affresco di quel polmone romano abbandonato che è Villa Borghese.

Ricordo che anche questi racconti sono in vendita su DelosStore e sui principali store di ebook (Amazon, laFeltrinelli ecc.).

Di nuovo: buona lettura.

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2 Replies to “Due racconti di Lino Aldani: “Visita al padre” e “Arie di Roma andalusa””

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