“The one I love”

Avete visto Coherence e non ci avete capito niente? Provate con la versione commedia romantica: The one I love, un altro film di cui avrete i sottotitoli senza nemmeno chiederli.

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Trama

Ethan e Sophie non sono una coppia felicissima, perché lui una volta l’ha tradita; ma ce la mettono tutta per ricostruire il loro rapporto: per questo vanno da uno strano psicologo, che non trova di meglio che spedirli in una villa isolata per un rigenerante weekend.
Inutile dire che ci sarà ben poco di rigenerante, e che la villa isolata è l’archetipo cinematografico dei guai paranormali. Nello specifico: un altro Ethan, un’altra Sophie.

Del mistero, o anche no

Mettetevi l’anima in pace: non verrà mai rivelata la verità dei “doppi”. Vengono da un universo parallelo? Sono cloni? Alieni? Robot? È almeno scienza oppure è magia? Nessuna di queste domande avrà una risposta certa alla fine del film. E il bello è che non ne sentirete la mancanza: non è infatti sulla soluzione del mistero, che si fonda l’interesse per lo svolgimento, quanto sulle dinamiche che intercorrono fra i due (unici) protagonisti. Il tutto è assecondato dalla sceneggiatura, che non fa niente per alimentare la curiosità lasciandola poi insoddisfatta, ma si limita a presentare l’evento bizzarro per quel che è e lasciare che questo influenzi Ethan e Sophie.
E, alla fine, che non abbiate ben capito (e non abbiano capito loro) la natura di ciò che c’è in quella casa, poco importa.

Cast

Come detto, l’intera pellicola è retta dalle interpretazioni dei due protagonist.
Mark Duplass è, con il fratello Jay, uno dei nomi di punta del cinema indipendente – praticamente la loro prima fatica prodotta da una qualche major sarà la serie Togetherness, in onda su HBO dall’11 gennaio. Regista, sceneggiatore, anche musicista in una band (be’, è di New Orleans), si cimenta con ottimi risultati anche come attore. In The one I Love, porta avanti il suo doppio personaggio senza farne due caricature opposte, ma sottolineandone gli aspetti cruciali senza calcare didascalicamente le differenze.
Elisabeth Moss ha un curriculum più ricco che necessita di meno presentazioni; ci tengo solo a ricordare il suo ruolo da protagonista nella miniserie Top of the lake. Valgono, per lei, le stesse considerazioni espresse per il collega: due personaggi diversi ma resi senza mai caricare le disuguaglianze.
Per entrambi è poi da sottolineare l’abilità con la quale riescano a gestire sia il registro drammatico che quello più comico.
Il terapista che fa la comparsa all’inizio del film è Ted Danson, che tra Cheers (Cin cin), Damages e CSI è quasi impossibile non conoscere. Considerato che è il patrigno di Charlie McDowell, il regista, suppongo pure che la sua partecipazione alle riprese sia stata gratuita o quasi (dubito altamente che il film sia costato più di 4000$).

Parentesi sulla colonna sonora

Menzione a parte per la colonna sonora, molto ben curata e che riesce a sottolineare gli aspetti inquietanti ma soprattutto quelli da comedia: è proprio il tono scanzonato dei temi e degli arrangiamenti ad alleggerire scene altrimenti ben più di tensione, relegando l’atmosfera dark allo stretto necessario, venandola magari di un certo humor nero.

Perché vederlo, quindi

Perché coniuga la leggerezza della commedia romantica con quel minimo di impegno intellettivo che si richiede da una trama fantascientifica; perché è perfettamente bilanciato fra il lato divertente, ironico, e quello serio, misterioso, quasi inquietante; per la regia, gli attori, la colonna sonora e tutto il cast, che hanno saputo creare, con un budget ridicolo, un film egregiamente riuscito.
E infine, perché ho fatto i sottotitoli italiani. Mi sembra un’ottima motivazione, no?

The one I love – Sottotitoli italiani

I sottotitoli sono per la versione BluRay.

Un appunto di traduzione: a un certo punto, un personaggio fa una metafora che coinvolge un aardvark, che è il nome afrikaans dell’oritteropo. Dato che è improbabile che qualcuno oltre me conosca questo grazioso quanto schivo animaletto, ho preferito evitare di indurvi a interrompere la visione per cercare su internet, e tradurre direttamente con “tapiro”.
Per farmi perdonare la libertà presa, vi lascio una foto della suddetta creatura, qualora non vogliate aprire la pagina di Wikipedia sopra linkata.

Aardvarks

Ciò detto: buona visione (del film, non dell’oritteropo)!

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