Le serie del mese – Dicembre 2014

Dato che parlo troppo poco di serie tv, e a leggere questo blog i miei amici rischiano di non riconoscermi, con quest’articolo decido di iniziare una nuova rubrica, nella quale, ad ogni inizio mese, farò un resoconto – in rigoroso ordine alfabetico – dei telefilm che ho visto nel mese precedente.
Iniziamo quindi con le mie visioni di dicembre 2014, ricordandovi (benché mi limiterò a giudizi sommari senza particolari spoiler) che mi riferisco sempre alla programmazione originale e non all’eventuale italiana, in chiaro o pay per view.

American Horror Story: Freak Show

Questa quarta stagione di American Horror Story era iniziata piuttosto bene, promettendo di evitare il disastro della terza. Finora la promessa è mantenuta, ma la sceneggiatura si conferma confusionaria e in certi punti dozzinale. Rimane inalterato il fascino assurdo che caratterizza la serie, ed è confortante sapere che, pur non riuscendo a gestire più di due sottotrame contemporaneamente senza mandare tutto in vacca, gli autori siano almeno in grado di attenersi all’atmosfera generale dello show.
Inoltre, la sigla ha il pregio di riuscire a ricordare Tim Burton senza imitarlo pedissequamente, cosa non facile.
Rimane quindi, come in ogni stagione, l’impressione che American Horror Story possa diventare una grande serie, ma faccia di tutto per non esserlo. Peccato.

Black Mirror

Dicembre 2014 vede il ritorno sugli schermi di Black Mirror. Su questa brevissima serie antologica prima o poi dovrò fare un post dedicato. Per ora basti ricordare che ci ha regalato tre capolavori a fine 2011 e altri tre a inizio 2013; grande era quindi l’attesa per questo speciale natalizio, che prelude ad una terza stagione (che spero arrivi prima della fine del 2015).
L’episodio non delude le aspettative, anzi costituisce un’impeccabile esempio di costruzione formale (con quattro miniracconti a loro modo incastrati uno nell’altro) mantenendo inalterato il leitmotiv della serie: la tecnologia invadente, che corrompe il già abbastanza turbato animo umano e tira fuori il peggio di noi.

Hannibal

A fine anno, complice la sosta natalizia di tutte le serie che seguo, ho deciso di iniziare Hannibal. Purtroppo la delusione è stata massima. Fa davvero tristezza vedere un cast di questo livello al servizio di una trama risibile e di sceneggiature che fanno acqua da tutte le parti: scene che si susseguono senza la benché minima scansione temporale, psicopatici esponenzialmente più incredibili, dialoghi per metà scontati e per metà senza senso, splatter finalizzati a shockare lo spettatore più che a dare qualcosa allo svolgimento (peggio che in American Horror Story, per dire)… e chi più ne ha più ne metta.
Sono arrivato fino al sesto episodio giusto per vedere la prova di recitazione di Eddie Izzard, il che mi ha confermato l’impressione di cui sopra: cast e sceneggiatori sono su due mondi diversi.
Visione interrotta, dunque.

Homeland

La quarta stagione di Homeland aveva il pesante fardello di dover riprendersi dal finale della terza (e soprattutto di non lasciarsi sfuggire spettatori). Ci riesce molto bene: la stagione in sé non fa gridare al capolavoro, ma l’intero filone che segue è sufficientemente interessante da tenere alta l’attenzione fino alla fine. Alcuni colpi di scena sono stati scontati, altri decisamente meno. Le (poche, per fortuna) sottotrame sono state gestite anche meglio degli scorsi anni (come Dana nella terza stagione, il più grande errore della storia di questa serie).
Il finale risulta forse un po’ lento, sia a paragone con quelli delle stagione precedenti che con le puntate di questa stessa stagione, ma a tratti commovente, risentendo della morte di James Rebhorn, che interpretava il padre di Carrie.

Modern Family

Non smetterò mai di stupirmi di come, ormai giunto alla sesta stagione, Modern Family riesca ancora ad essere fresco come ai tempi del pilot. Certo, ogni tanto fa qualche passo falso (quest’anno c’è stata almeno una puntata che potrei direttamente definire “moscia”), ma rimane un caposaldo fra le comedy attualmente in onda, e la serie migliore dell’ABC da quando è finito Ugly Betty.

The Affair

Una delle grandi sorprese di quest’anno, dire che The Affair è “una serie particolare” sarebbe a dir poco un eufemismo. Riuscire a spiegare di cosa parla senza anticipare troppo è complicato, ma non impossibile (non quanto certi film che vedo, almeno): Noah e Alison si conoscono un’estate; sono entrambi sposati, ma nasce qualcosa. Come fa, questo “qualcosa”, a portarli anni dopo davanti a un detective che sta indagando su un omicidio?
Diviso fra passato e presente, fra versioni discordanti e verità nascoste, The Affair coniuga il più classico family drama con una vena di mistery, dando comunque preponderanza al primo genere. Il finale sorprende ma non troppo, lascia più domande che risposte e fa forse temere qualche passo falso da parte degli sceneggiatori. La prossima stagione, già confermata, spero possa sciogiere i sospetti.

The Fosters

Il bello di The Fosters è che è una serie senza particolari pretese, in cui l’80% del cast è composto da incapaci (fa quasi male vedere una sottovalutatissima Teri Polo a fianco di una massa di ragazzini di Disney Channel recuperati presumibilmente da un canile) e che non offre niente di particolare neanche dal comparto tecnico, dalla regia alla colonna sonora; ma nonostante ciò riesce quasi sempre ad offrire momenti divertenti, permettere riflessioni non scontate, evitare americanate melense e lieti fini d’obbligo, proporre argomenti attuali, forti e coraggiosi per essere una serie chiaramente orientata a un target adolescenziale, e sempre discussi con maturità e punti di vista molteplici e originali.
Lo speciale natalizio andato in onda a dicembre non brilla (un flashback di dubbia utilità e di discutibile coerenza), ma confido nella prossima stagione.

The Newsroom

Il 2014 è l’anno in cui termina un’altra serie sottovalutatissima: The Newsroom, ovvero una specie di enorme discorso di Travaglio (ma più simpatico e intelligente) diviso in puntate di 50 minuti l’una.
Quest’ultima stagione non nasconde la fretta di dover concludere tutto negli unici sei episodi concessi dall’HBO, ma conferma l’inarrivabile livello di scrittura di Aaron Sorkin, caratterizzato come sempre da un umorismo votato al sarcasmo sottile, incastrato in dialoghi serratissimi e fulminanti, che lasciano lo spettatore senza fiato pur non ricorrendo a una raffica di colpi di scena. Un manuale di sceneggiatura, oltre che di giornalismo.
Porteremo per sempre nel nostro cuore Sloan Sabbith, il personaggio autistico/Asperger meglio riuscito della storia della tv (lo so che non è mai stato dichiarato ufficialmente, ma è riuscito molto meglio di Sony Cross di The Bridge o Will Graham di Hannibal).

Transparent

L’alfabeto mi porta a lasciare per ultima la migliore serie del mese, e probabilmente (insieme a The Knick) dell’anno: Transparent, la storia di una famiglia così disfunzionale che il fatto che il padre faccia coming out come donna transessuale finisce col passare in secondo piano dopo un paio di puntate. Incastra perfettamente comedy e drama, momenti divertenti a momenti commeventi, presente e flashback, realtà e sogno. Divorata in pochissimi giorni.
Le auguro di vincere tutto il vincibile in termini di riconoscimenti ufficiali (anche se ho già paura che se per i Golden Globe è classificata come comedy, per gli Emmy sarà un drama, ripetendo la situazione surreale di Orange is the New Black – situazione originata dall’establishment televisivo che non accetta la concorrenza delle serie sul web, essendo Transparent di Amazon come Orange is the new Black è di Netflix; ma questa è un’altra storia).
Intanto, Transparent vince il mio personale premio di miglior sigla dell’anno, superando di pochissimo The Affair.


Qui finisce il mio resconto di dicembre.
A gennaio ritroverò Modern Family e The Fosters e concluderò American Horror Story: Freak Show; ricominceranno delle serie che attendo dall’anno scorso: Archer, Banshee, Looking; avrò finalmente modo di vedere Mozart in the Jungle e molto probabilmente recupererò qualcosa (Person of Interest?). E poi, chissà.
A chi volesse scoprire qualcosa di cui ho parlato: buona visione.

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8 Replies to “Le serie del mese – Dicembre 2014”

  1. Person of interest merita senza dubbio, poi ti consiglierei anche Fringe e Haven…quest’ultimo non è un misto di fantascienza e altre cose ma a mio avviso è molto piacevole.
    Poi è questione di gusti ovviamente….
    Black Mirror è davvero eccezionale, un pugno nello stomaco, spero vivamente che la tecnologia non degeneri nei modi suggeriti dal telefilm…

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    1. Fringe l’ho seguito in contemporanea fino a poco prima della fine della quarta stagione, poi ho mollato sopraffatto dai plothole.
      Haven finora non l’ho preso in considerazione, ma in effetti ne ho sentito parlare prevalentemente bene e non lo escludo.
      Sei lo stesso Amedeo che mi aveva consigliato di sottotitolare The Outer Limits, vero? Potrebbero arrivare sorprese, con l’anno nuovo… 😉

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      1. eh si che sono lo stesso Amedeo…mi stai dicendo che forse hai sacrificato la tua vita sociale per fare i sub della serie classica di The Outer Limits? se è vero, allora ti devo una cena…

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        1. Devo “solo” incastrare The Outer Limits fra gli altri sub, i libri che leggo, le serie che guardo, la musica che ascolto e il continuo saltare da un lavoro all’altro. Posso farcela, con calma, ma posso farcela.

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