James G. Ballard: Tutti i racconti, vol.2 (seconda parte)

Eccoci alla seconda e ultima parte del secondo volume dell’integrale dei racconti di James G. Ballard. Qui c’era la prima parte, mentre qui e qui il primo volumo.

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Ecco dunque i rimanenti sedici dei trentadue racconti di questo volume.

  • Il gigante annegato. Ecco, è arrivato il mio racconto preferito. Il cadavere di un gigante, forse una creatura degli abissi, una divinità?, si arena su una spiaggia. Fra le righe, seguiamo la decomposizione del corpo. E null’altro. Già letto, e sempre riletto con rinnovato piacere, è per me uno dei capolavori imperdibili della narrativa breve.
  • La Gioconda del crepuscolo a mezzogiorno. Racconto sull’alterazione dei sensi quando sopravviene una cecità momentanea. Non ho capito il titolo, ma pregevole.
  • Le danze sul vulcano. Un uomo attende alle pendici di un vulcano in eruzione, per accertarsi della sorte del suo collega/rivale. Intanto uno stregone locale tenta di placare la montagna danzando.
  • Gli omicidi della spiaggia. Complesso, raccontato a brevi stralci non in ordine cronologico, intreccia una Romanoff a degli agenti della CIA e della Russia, più un altro paio di personaggi dai contorni ambigui. L’ho dovuto leggere due volte e non ci ho capito comunque nulla. Forse devo farmi uno schemino.
  • Il giorno senza fine. La Terra s’è fermata: non ruota più. Cristallizzata la percezione del tempo, un uomo va in cerca dei propri sogni lungo la linea del crepuscolo. Compare qui per la prima volta la figura archetipica del personaggio vestito di bianco, che ritroveremo qua e là per tutta la produzione di Ballard (Il condominio, Deserto d’acqua ecc.). Curiosamente, dopo Aberrazione, questo è già il secondo racconto in cui un personaggio ascolta i quartetti di Bartok; mentre quelli di Webern, anch’essi qui citati, erano anche in Il sorriso di Venere e Le statue canore.
  • L’uomo impossibile. Una storia, abbastanza piatta, sulle difficoltà psicologiche del trapianto. Non un racconto memorabile, ecco.
  • Gli uccelli giganti. L’ennesimo mondo distorto, quasi un quadro surrealista (in questo caso di Ernst), popolato da uccelli misteriosamente mutati, divenuti enormi e vendicativi verso gli umani. È invalicabile il muro che impedisce il rapporto fra il protagonista, a guardia delle coste, e la donna che vive sola nella baia e raccoglie le piume.
  • Domani è un milioni di anni. Un naufrago, su un pianeta disabitato, vittima di allucinazioni nostalgiche della Terra. Ne sviluppa un’ossessione affine a quela del protagonista di Il delta al tramonto, ma questo racconto è meno riuscito.
  • L’assassinio di John Fitzgerald Kennedy visto come una gara automobilistica in discesa. Uno dei più celebri racconti di Ballard, inserito poi ne La mostra delle atrocità. Il contenuto di questo brevissimo racconto è ampiamente illustrato dal titolo stesso.
  • L’uomo del ritratto. Vermillion Sands, e stavolta si parla, ovviamente, di pittura. Qui le tempere sono fotosensibili, quindi basta spalmarle sulla tela, esporle verso il soggetto per qualche ora al giorno, e queste lo “interpreteranno”. Questa tecnica sarà al centro delle morbose relazioni che ruotano intorno a Hope Cunard, l’ennesima donna perduta di passaggio in qui lidi.
  • La rivelazione. Cosa c’è nelle gabbie di quel circo itinerante? Una breve, triste allegoria (il valore del titolo originale, Recognition, purtroppo è andato perso nella traduzione).
  • Gli scultori di nuvole. Niente di nuovo a Vermillion Sands. Quale forma artistica sia coinvolta in questo splendido racconto è dichiarato esplicitamente dal titolo. Stavolta, la donna nevrotica è al centro di un intreccio di vendette e ossessioni che si allontana un po’ dal cliché.
  • Perché voglio fottermi Ronald Reagan. Un piccolo collage di studi sul valore sessuale di Reagan, la sua analità e la posizione ottimale in cui farlo morire durante un incidente stradale. Un concentrato delle tematiche del Ballard maturo, per questa folle fantasia eroto-politica successivamente inclusa nel già citato La mostra delle atrocità.
  • L’astronauta morto. Ecco tornare la costellazione di capsule contenenti i corpi deli astronauti morti in incidenti durante le missioni, elemento già visto in Prigione di sabbia (primo volume); anche qui, la vedova attende. Diverso sarà poi lo svolgimento della trama, forse in questo racconto più interessante quanto, se possibile, più tragica.
  • Gli angeli del satellite. Come già in Il Leonardo scomparso, Ballard conferma che quando tocca l’argomento biblico/cristiano, seppur intrecciandolo a una cospirazione che coinvolge dei bambini prodigio, non riesce esattamente a dare il meglio di sé.

Chiude questo volume la postfazione di Antonio Caronia dal titolo Anni Sessanta: il sinistro decennio, nel quale va a fare sostanzialmente quello che ho fatto io in questi due post, ma decisamente meglio, approfondendo ogni racconto con particolari chiavi di lettura mediate dalle note biografiche sulla vita di Ballard. Mi conforta una generale concordanza di opinioni: anche lui ritiene poco riusciti l’ultimo racconto e L’uomo impossibile, mentre dedica molte righe a Il gigante annegato (che ricordo essere il mio preferito). Le nostre idee si discostano riguardo ai racconti ambientati a Vermillion Sands, che secondo me hanno dato i migliori frutti in quelli contenuti nel primo volume, mentre per lui è il contrario – benché anch’egli concordi nel ritenere a un certo punto un po’ abusata la tematica della donna pazza che commissione un’opera e le si ritorce contro.

Appuntamento a prima o poi, con il terzo volume.

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