James G. Ballard: Tutti i racconti, vol.2 (prima parte)

Dopo il primo tomo (prima parte e seconda parte), parliamo ora del secondo volume dell’integrale dei racconti James G. Ballard, sempre edito da Fanucci.

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Quelli che seguono sono i primi sedici dei trentadue racconti di quest’antologia.

  • L’uomo subliminale. Come si deduce facilmente dal titolo, questo racconto verte sui messaggi subliminali, divenendo una simbolica critica alla pervasività pubblicitaria.
  • Il rettilario. Una spiaggia iperaffollata, il sole che splende e una teoria inquietante sulla memoria genetica. Non posso abbandonare l’idea che Ballard abbia tratto l’ispirazione dalla massa diretta verso le vacanze estive come una mandria impazzita…
  • Un problema di rientro. La ricerca di una capsula spaziale precipitata nel bel mezzo della foresta amazzonica, porta  l’incaricato governativo a incontrarsi/scontrarsi con la bizzarra figura di un occidentale che ha messo radici sulle sponde del fiume. Si indaga nei recessi del culto del cargo.
  • Le tombe del tempo. Cupole, cappelle private, sepolcri dove in passato chi se lo poteva permettere faceva incapsulare tutte le informazioni, tutto il proprio , nella speranza che un giorno la tecnologia avrebbe permesso loro di “risorgere”. Ma i rotoli con le informazioni sono ora oggetto di trafugazioni, almeno finché uno dei predoni non trovera una tomba particolare.
  • Ora il mare si risveglia. Mason vede il mare, le onde, la spuma, sente di affogare: ma il mare non c’è. Un racconto grigio, soffocante, che ci fa affogare nel tempo insieme al protagonista.
  • I cacciatori di Venere. Un individuo stravagante asserisce di essere entrato in contatto con degli abitanti di Venere. Ha la compassione dei ricercatori del vicino osservatorio astronomico, e la curiosità di uno in particolare.
  • Finale di partita. Un bizarro quanto misterioso metodo di esecuzione capitale costringe il condannato a una lunga convivenza col suo carnefice; il tempo è riempito dalle partite a scacchi.
  • Meno uno. Una sparizione in un manicomio trascina gli addetti e il lettore in una spirale di considerazioni sul concetto di identità: chi siamo? cosa definisce il fatto che esistiamo? Folle.
  • Il pomeriggio improvviso. Uno straniante caso di furto d’identità; anzi, proprio di vita. Forse condotto non proprio egregiamente: quelle di questo racconto sono fra le pochissime pagine di Ballard a darmi l’impressione di non essere scritte bene come avrebbero potuto.
  • Il gioco degli schermi. E rieccoci a Vermillion Sands, con le sue razze volanti del deserto e col Raymond Mayo de Il sorriso di Venere. Stavolta si parla di cinema e di pittura, cioè di scenografie, e c’è di nuovo di mezzo una donna sola, malinconica, non pienamente in sé. E circondata da insetti ingioiellati.
  • Tempo di passaggio. Un mondo alla rovescia, dove si nasce dalla tomba, ci si rimette in piedi e si inizia a lavorare dalla pensione. Una poetica visione dell’elaborazione del lutto – e quindi del Senso della Vita.
  • Prigioniero dell’abisso di corallo. Siamo di nuovo in un raro caso di sconfinamento nel fantasy, con una magica presenza marina su una spiaggia.
  • Il Leonardo scomparso. Prima che Dan Brown lo facesse andare di moda. Per Ballard, però, il furto di un Leonardo è il pretesto per rivangare una secolare leggenda.
  • La spiaggia terminale. Un uomo vaga nell’atollo di Eniwetok (storica sede di esperimenti con la bomba H) in cerca dei fantasmi della moglie e del figlio, morti in un incidente stradale. Racconto dalla trama semplice ma dall’interpretazione complessa. Si intrecciano alcuni temi tipici di Ballard, di fatto realizzando una specie di prova generale, uno studio preparatorio del suo capolavoro La mostra delle atrocità (che ho letto ma di cui non avrò mai il coraggio di fare la recensione).
  • L’uomo luminoso. Una curiosa anomalia dello spazio tempo “cristallizza” alcune zone del pianeta. Il modo in cui questa anomalia viene descritta è a dir poco unico, tanto che non mi azzardo a tentare di fare altrettanto. Il racconto venne poi ampliato per divenire il romanzo Foresta di cristallo.
  • Il delta al tramonto. Un archeologo bloccato da una ferita alla caviglia, passa il suo tempo a guardare la moltitudine di serpenti che si dimena nel delta del fiume. Riecheggiano il tema della “memoria preistorica” fulcro dl secondo racconto di questo volume, non a caso intitolato Il rettilario.

Prossimamente, la seconda parte.

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4 Replies to “James G. Ballard: Tutti i racconti, vol.2 (prima parte)”

  1. “Il giardino del tempo. Praticamente un fantasy, caso rarissimo in Ballard. In una villa, un giardino i cui fiori, una volta colti, rallentano l’avanzata di un esercito furiosi che monta all’attacco dell’ultima nobiltà. Probabile allegoria di qualcosa che mi sfugge, ma comunque godibile.”
    Condivido la tua recensione! Più che fantasy, una fiaba; allegoria di non si sa bene cosa, ma molte idee si prestano. Ricorda un po’ le fiabe “nere” di Buzzati..

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