“Wanderers”, ovvero: quell’irrefrenabile desiderio di esplorazione

Da un paio di giorni un video (in realtà caricato un mese fa) sta facendo il giro dei siti internet, dei blog e dei social network. È questo.
Consiglio: schermo intero e HD.

Ma che cos’è Wanderers?

Wanderers è un breve cortometraggio che immagina, in tre minuti, le future esplorazioni spaziali. E fin qui non ci sarebbe neanche granché di memorabile.
Cosa rende unico questo video? Il fatto che le scene che vediamo sono ricostruzioni fedelissime di luoghi del Sistema Solare, addirittura in molti casi basate su foto reali.
Esempio lampante è il tramonto su Marte al minuto 1:50, basato su una delle più straordinarie foto che la Nasa, con il suo rover Spirit, ci abbia mai dato.

Vediamo poi satelliti di Giove, Saturno e Urano, più una ricostruzione piuttosto fantasiosa di una possibile colonia terrestre scavat in un asteroide, come un tunnel che sfrutta la forza centrifuga della rotazione per creare una paradossale gravità “invertita” (al minuto 2:13).
L’autore, Erik Wernquist, ce ne dà le fonti, per chi vuole approfondire.

Le immagini sono accompagnate dalla parole e dalla voce di Carl Sagan, che ci legge brani della prima pagina del suo libro Pale Blue Dot.  Mentre non è difficile trovare in italiano le considerazioni di Sagan sulla foto da cui trasse il titolo (discorso che vi invito a leggere), il libro non è mai uscito in Italia.
Mi prodigo quindi di fornire una traduzione delle parole che possiamo ascoltare nel video.
Buona visione.


Nonostante tutti i suoi vantaggi materiali, la vita sedentaria ci ha lasciato nervosi, vuoti. Perfino dopo quattrocento generazioni nei villaggi e nelle città, noi non abbiamo dimenticato. La strada aperta ancora ci sussurra il suo richiamo, come una canzone d’infanzia quasi dimenticata. Attribuiamo ai luoghi lontani un certo fascino romantico.
Sospetto che quest’attrazione sia stata meticolosamente costruita dalla selezione naturale come elemento essenziale alla nostra sopravvivenza. Lunghe estati, inverni miti, ricchi raccolti, selvaggina abbondante: nessuno di questi dura per sempre. Predire il futuro è al di là delle nostre possibilità. Gli eventi catastrofici trovano sempre il modo di prepararsi in silenzio e coglierci impreparati. La vostra vita, quella del vostro gruppo o perfino quella della vostra specie, potrebbero essere dipese da pochi individui irrequieti, spinti da una fame di territori inesplorati e mondi nuovi che difficilmente loro stessi rescono a esprimere o capire.
Herman Melville, in Moby Dick, parla a nome dei vagabondi di tutte le epoche e i meridiani. Dice: «Sono tormentato da una perpetua brama di cose remote. Amo navigare mari proibiti…»
Forse è un po’ presto; forse non è ancora tempo. Ma questi altri mondi, con le loro promesse di immense opportunità, ci chiamano.
Silenziosi, orbitano intorno al Sole, in attesa.

Carl Sagan, Pale Blue Dot

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