“Guerra finale”, di Barry N. Malzberg

Come dovrebbe essere più che evidente dalla mia recensione di Oltre Apollo, sto sviluppando una morbosa attrazione nei confronti Malzberg.
Ma anche la più genuina delle devozioni può incrinarsi se fra me e un lavoro già di per sé confuso si mette in mezzo pure un traduttore incommentabile.

Copertina Guerra finale
No, non lo so cos’è ‘sta roba. Non me lo chiedete.

Sulla traduzione, appunto

La traduzione di questo volume, a firma di tal Luigi Randa, è semplicemente vergognosa. Per fortuna che avevo sottomano anche l’originale inglese, altrimenti non avrei capito molto (e non ho capito bene tutto neanche così, eh).
Potrei riportare degli esempi – tanto c’è almeno un errore/orrore per ogni pagina – ma non voglio infierire.
Dunque, anche a causa di tal Randi, la mia recensione sarà (forse immeritatamente, forse no) piuttosto fredda.

La raccolta

Un’Introduzione a firma del temibile Randa ci informa che K. M. O’Donnel (lo pseudonimo che Malzberg usa in questa raccolta) è uno scrittore molto bravo. Grazie.
Apparantemente, Randa non sa che è uno pseudonimo – ma è il male minore.

Una Presentazione, da parte dello stesso O’Donnel/Malzberg, ci ricorda come un testo, una volta presentato come fantascienza, perda la possiiblità di essere giudicato degnamente dal’“élite accademica mainstream”. Teorizza inoltre che il futuro della letteratura stia proprio nella fantascienza, essendo secondo lui il resto del mercato “già saturo”, ma che nonostante ciò il 98% di ciò che si scrive in ambito sci-fi è comunque una merda.
A più quarant’anni di distanza, le sue affermazioni mi sembrano ancora validissime.

Veniamo ai racconti, il più lungo dei quali (occupa da solo un terzo del libro) dà il titolo all’intera antologia. Ogni racconto è preceduto da una breve introduzione che ne illustra la creazione e i retroscena, senza però darci quei gustosi aneddoti di asimoviana memoria.

  • Guerra finale. Questo racconto lungo segue le surreali vicende si una compagnia coinvolta in una guerra senza senso. È probabilmente una delle parti migliori di questa raccolta e senz’altro il racconto più facilmente comprensibile, ma non dice niente di nuovo rispetto a Comma 22 di Heller, che gli è antecedente di qualche anno.
  • Morte al custode. Qui vediamo un attore causare un “incidente” quando, in uno studio televisivo, mette in scena la morte del Capo di Stato, avvenuta precedentemente. Sembra non avere un senso, vero? E infatti secondo me non ne ha, a parte far intuire una certa ossessione, da parte di Malzberg, per l’omicidio Kennedy (in questo mi ricorda Ballard – da Malzberg stesso nominato –, anche se mi tocca ammettere che né con questo racconto né con i successivi si sia minimamente avvicinato al suo velato riferimento).
  • Trittico. C’è una missione nello spazio: cosa accada non si capisce, giuro. Ho percepito l’atmosfera di Oltre Apollo, ma almeno di quest’ultimo qualcosa da dire ce l’ha – eccome.
  • Tutti i miei cari assistiti. Dovrebbe essere una satira sugli assistenti sociali, o qualcosa del genere. Non che non sia riuscita, ma, tanto per cambiare, appare piuttosto confusa.
  • Oaten. Senza offesa, ma: finalmente un racconto decente. Uno scambio di messaggi fra la centrale operativa e un “socioterapeuta” (praticamente un antropologo) in visita a un pianeta popolato da particolari creature. Finale forse un po’ frettoloso, ma molto buono.
  • L’ascensione. Un’incomprensibile cosa simbolica su un politico che viene dismesso dall’Opposizione. Mi sembra chiaro il riferimento a JFK, anche se Malzberg ne parla come un’anticipazione dell’omicidio di Robert.
  • Il grande incitamento alla rivolta. Probabilmente il racconto migliore. Scopriamo prima una rivolta che inizia durante strana cerimonia, poi ciò che c’è all’origine della cerimonia, e poi ancora indietro fino a tornare al punto di partenza e scoprire cosa ha causato la rivolta. Ho il sospetto che ci sia qualche nascosto simbolismo politico anche qui, ma è godibile anche senza capirlo.
  • Spettacolo a sorpresa. Alzo le mani. Non ho la più pallida idea di cosa abbia letto. Ci sono due che fanno una rappresentazione della Crocifissione; non ho nemmeno capito se sono umani, alieni, robot. Provo quasi imbarazzo per Malzberg di fronte a questa sequela di parole giustapposte in maniera quasi casuale.
  • Io siamo folla. Benché sia chiaro, dall’introduzione, che l’autore stesso non prenda questo racconto molto sul serio, mi è sembrato ben riuscito. Porta all’estremo un paio di paradossi temporali e ne crea una situazione sconcertante, trovando una brillante idea per narrarla e per non dover cercarne una risoluzione, probabilmente impossibile.
  • Il mercato degli extraterrestri. C’è uno che compra extraterrestri e se li rivende. Malzberg, nell’introduzione, definisce questo racconto “arguto e brillante con un colpo di scena finale”… Ora: sull’argutezza e la brillantezza possiamo discuterne, e sono comunque soggettive; ma il colpo di scena quale sarebbe? E non c’è neanche nella versione originale: stavolta non è colpa del traduttore di sicuro.
  • Per diritto di successione. Tanto per cambiare, il racconto di uno che spara a un Presidente. Viene poi scortato via da degli androidi per seguire una specie di procedura che sembra un rito, una consuetudine. Poi, nell’ultimo paragrafo, qualcosa che dovrebbe essere una specie di colpo di scena, ma è del tutto incomprensibile. Peccato, perché sono sicuro che nella mente di Malzberg c’era, in quel punto, una svolta narrativa; forse la smania di renderla criptica gli è sfuggita di mano.

Ai racconti di Malzberg, segue, in appendice, un racconto di un autore italiano, tal Emanuele de Sario, del quale non resco a trovare tracce. Il racconto si intitola Trittico ed è perfettamente in linea col resto della raccolta: del tutto incomprensibile. Dovrebbe parlare dell’inizio della Terza Guerra Mondiale, ma c’è di mezzo un Papa computer e un simbolo che appare sulle fronti. Riferimenti biblici usati un po’ maldestramente, in un contesto terribilmente confusionario.
Era meglio Kennedy.

Il giudizio finale sulla raccolta è una sufficienza risicata per Malzberg (ma giusto perché so di cosa è capace altrimenti), un “boh” per de Sario e un “inclassificabile” per Luigi Randa.

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