“Il Giornale” e la Grande Massoneria Transgender

Non c’è dubbio che questa sia stata una grande settimana per il “giornalismo” italiano.
Dopo il travolgente umorismo e i mirabolanti salti mortali del TG4, la nuova perla ci viene data nientemeno che da Il Giornale, con questo delirante esempio di disinformazione.

Ma andiamo ad analizzarlo in tutti i suoi più efferati aspetti.

giornale1Cominciamo dal titolo.

  • In Germania fanno lezioni di una cosa molto brutta e cattiva che serve a far diventare transessuali i nostri bambini. O almeno così sembra cercando “teoria gender” su Google: una ricerca che, caso curioso, riporta al 99% siti cattolici, molto cattolici.
    Il primo risultato, per fortuna, è la pagina di Wikipedia in cui si spiega con estrema serenità che il sesso biologico e quello mentale non sono la stessa cosa, anche se effettivamente coincidono in quasi tutti i casi. E di certo non si possono cambiare a piacimento, nemmeno in un bambino, nemmeno se glielo ordina la maestra.
    «Stefano, tu sei una femminuccia.»
    «Ma no, maestra, che dice?»
    «Stefano, sei una femminuccia.»
    «Maestra, forse si confonde.»
    «Sei una femminuccia.»
    «Maestra, la smetta.»
    «Il sesso e il genere, il gender, le cose, lì, tu sei una femminuccia.»
    «Maestra, cerchi “disforia di genere” su Wikipedia. Magari scopre che non è infettiva. Adesso, col suo permesso, torno a disegnare animali della foresta con i miei pennarelli. Grazie.»
  • “Bimbi svengono a scuola”. Nel caso la parola “gender” non vi avesse messo abbastanza paura. Certo, se invece di “svengono” ci fosse stato scritto, che ne so, “esplodono”, magari l’effetto sarebbe stato migliore.
  • Come già per il TG4, anche nella redazione de Il Giornale aleggia lo spirito di Sua Altezza il Vittimismo. A quanto pare, si rischia il carcere, signori. Che coraggio.

Veniamo all’articolo.

Succede nella Germania del 2014, dove chi osa anche solo dissentire dall’ideologia imperante del gender viene perseguito con determinazione, e a norma di legge. Al punto da rischiare di ritrovarsi la polizia sul pianerottolo di casa.

L’“ideologia imperante del gender”. E che, non lo sapevate? Il mondo è in mano alle persone transessuali. La Grande Massoneria Transgender vigila affinché il suo potere non venga scalfito: avrete notato, infatti, come non esistano episodi di violenza, né fisica né tantomeno verbale, nei confronti delle persone che sono al di fuori dall’antico, stantio standard “maschio biologico eterosessuale preferibilmente bianco”, ormai abbandonato da decenni.
Ah, no? Volete negarlo?

A Borken, vicino a Munster, sei bimbi sono dovuti rimanere a casa da scuola per essersi sentiti male dopo che in classe erano state mostrate loro immagini esplicite a sfondo sessuale, nell’ambito di un progetto di educazione alla “diversità di genere”. Dopo che un primo bambino ha dato segni di avere problemi di circolazione, si è scatenata una reazione a catena, con altri piccoli studenti che sono andati in iperventilazione e un alunno che è quasi svenuto, rendendo necessario l’intervento dell’ambulanza.

Niente, niente di tutto questo può essere vero. Ma ve lo immaginate?
«Ecco, piccolo Stefano.» La maestra prende l’Anatomia del Gray, o più probabilmente l’ennesima ristampa di Siamo fatti così. «Questo è il pene; questa, invece, è la vagina.»
«Ah! Ommioddio signora maestra mi tolga quelle cose da davanti!»
«Ma, Stefano, è il corpo umano…»
«Le metta via, la prego!»
«Guarda che una ce l’hai e dall’altra ci sei uscito.»
«Aiuto! Ho un mancamento! AIUTO!»

Momento serietà. Se un bambino provasse turbamento di fronte a un’immagine sessuale, vorrebbe dire che saprebbe correttamente interpretarla in quanto tale, cioè in quanto immagine sessuale e quindi perturbante. Ergo il bambino avrebbe una sessualità attiva, compartecipativa e consapevole; ergo, avrebbero ragione i pedofili.
Magari pensateci un po’ meglio, alle conseguenze logiche di quello che scrivete.

[…] due coniugi di 37 anni, Eugen e Luise Martens, sono stati incarcerati per quaranta giorni perché la figlia, iscritta alle scuole elementari, si era rifiutata di partecipare ai corsi di educazione sessuale previsti dall’istituto.

Ok, smontiamo anche questo paragrafo.
Dubito che la figlia si sia rifiutata, ovviamente: che diavolo ne sa, di cosa è il sesso? Mica hanno ragione i pedofili. Saranno i genitori, semmai, che si sono rifiutati. Dacché il loro rifiuto si è, per logica conseguenza, risolto nella decisione di far saltare la lezione alla propria figlia, ai due genitori è stata comminata la relativa multa (eh, sì, in Germania se non mandi tuo figlio a scuola ti multano). I due si sono rifiutati di pagare, e di conseguenza è scattato il carcere.
Ma sì, per brevità Il Giornale ha scritto che la bambina non voleva e quindi le hanno arrestato i genitori. Siamo lì, dai, il senso è quello.

Segue un capitolo in cui si millantano vasti movimenti di protesta in Germania (me le immagino, queste folle oceaniche), contro la suddetta “ideologia gender”, che, come sopra illustrato, non esiste.

Poi, il colpaccio:

«Il contenuto delle lezioni è perverso – spiega a Tempi Mathias Ebert, fondatore dell’associazione “Besorgte Eltern” (“Genitori preoccupati”) – Non solo si mostra ai bimbi come funziona il sesso dei maschi e delle femmine, ma li si mette davanti alle varie pratiche sessuali: sesso orale, sesso anale e molto altro. Si dice anche ai bambini, sin dalle elementari, che il loro genere non è determinato e che non possono sapere se sono maschietti o femminucce, che devono pensarci su.»

Attenzione al complesso gioco linguistico messo in atto. Perché il paragrafo è scritto così, e il grassetto è così anche nell’originale, lì, al centro.
Cosa ricordate di queste righe, dopo averle lette? Che ai bambini vengono fatte vedere delle pratiche sessuali. Ora: ne poteva nascere una discussione interessante, sull’opportunità o meno di mostrare ai bambini, oltre che l’esistenza del sesso, anche tutti modi per attuarlo.
E invece no: si urla quel dettaglio mentre, quasi subliminalmente, si infanga anche tutto il resto. Perché, secondo chi ha scritto l’articolo, le pratiche sessuali sono solo un’ulteriore vergogna oltre al fatto che, semplicemente, di sesso se ne parli. Perché “non solo” si informano i bambini dell’esistenza del pene e della vagina, ma poi gli si fa vedere come usarli. E, mentre vi scandalizzate per la seconda affermazione, avete inconsciamente assimilato la prima tramite il “non solo”. Visto? Geniale.
Ovviamente, il paragrafo non può non concludersi con l’ennesima corruzione del concetto di disturbo dell’identità del genere, elevato al grado di pericolosa “ideologia”.
«Stefano, tu non sei un maschietto.»
«Ancora, maestra?»
«Non sei un maschietto: lo deciderai da grande.»
«Guardi, maestra, non mi piacerà molto il calcio ma io mi sento un maschio.»
«Non puoi dirlo così semplicemente: devi pensarci su
«Guardi, ognuno c’ha i suoi tempi, signora maestra. C’è chi lo capisce da bambino e c’è chi si rende conto di avere un corpo sbagliato dopo che s’è sposato e ha fatto quattro figli. Se poi ci ripenso, fra qualche anno, le faccio sapere, ok?»

Ebert racconta anche che in Germania c’è molta paura a denunciare episodi come questo, perché “in questo Paese non appena si viene puniti si viene considerati dei criminali”

Pensate: in Germania, appena commetti un reato, pensano che sei uno che ha commesso un reato.
Capito? Mica ti danno, che ne so, un Ministero, un’Assessorato, o almeno uno spazietto in qualche CDA.
Che paese di merda che deve essere, ‘sta Germania.

Ma l’articolo non poteva che concludersi così:

«Chiediamo solo che non vengano turbati i sentimenti dei bambini. Non è giusto. È una violenza nei loro confronti.»

E mi raccomando: non perdetevi, sotto l’articolo, i commenti dei lettori. Ci sono affermazioni che fanno quasi sembrare l’articolo precedente un esempio di giornalismo vero. Quasi.

Buona educazione sessuale a tutti (se Il Giornale ve la lascia fare in pace, si intende).


P.S.
Per approfondire, altri miei post sulla leggenda metropolitana dell’ideologia gender sono qui.

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8 Replies to ““Il Giornale” e la Grande Massoneria Transgender”

    1. Oh, sì, vi prego, andate tutti su quel sito di omosessuali frustrati corrotti da anni di formazione cattolica, che hanno deciso di votare la propria vita a privare gli altri della possibilità di avere dei diritti.

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  1. effettivamente ormai il buon giornalismo non esiste più..questo montaggio e smontaggio di pezzi e soprattutto l’abilità di assemblare parole per asservirle a questo o a quell’editore … a questo a a quel conto corrente ..a questo o a quel partito (come ben vede non mi sono permessa di parlare di idea o di pensiero questi appartengono all’era pre-digitale… non certamente a questo periodo !!) ha deviato l’informazione e del resto basta mettere due articoli a confronto .per avere la verità non dell’informazione ma del padrino!!Ritornando alla sua analisi prima di una mia domanda ,.una premessa :ben venga una sana e buona educazione sessuale ..non come rigida materia d’insegnamento (stiamo parlando di bambini di 4 anni …almeno in Olanda!!) ma come competente e capace risposta ai naturali ed “innocenti” perchè del bambino … chiarito ciò..ecco la domanda:l’esemplificazione o il manuale dell’ars amatoria o dei gusti sessuali ed anche la problematica identità sessuale è una richiesta del bambino o dell’adulto ? Siamo convinti che estrapolare i vari mostri dentro la genetica di ogni individuo o di ogni nazione o di ogni gruppo ci salverà dal crearne altri ???cmq sia .non mi sembra che negli altri stati in cui ci sia stata già questa obbligatorietà dell’educazione sessuale e della sua eventuale applicazione… la vis sociale sia diventata più “piacevole” o meno violenta !! ma germania docet e..amen..per tutti anche se..cum grano salis..non farebbe male a nessuno e tanto meno al futuro pardon scusi la lingua tedesca non conosce il latino !! cordialmente e senza smontaggi giovanna

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    1. Riguardo alla domanda se l’educazione sessuale è una richiesta del bambino o dell’adulto: è una richiesta dell’adulto per formare un bambino che sarà a sua volta adulto. Il bambino di per sé (tranne qualche caso geniale) non chiederebbe nessun tipo di educazione; purtroppo la curiosità non è congenita.
      Insegnare ai bambini, fin da piccoli, che esistono eterosessuali, omosessuali e transessuali, dovrebbe essere un dovere morale di qualsiasi nazione si consideri civile. E, sì: dove questa educazione è scolasticamente diffusa, la popolazione è ben più civile che altrove (tipo in Italia).
      Sull’opportunità di approfondire l’educazione sessuale al punto di parlare dettagliatamente di pratiche a bambini delle elementari, potrei avere qualche dubbio. È di assoluta importanza, però, che i bambini sappiano cos’è il sesso, per il semplice motivo che la consapevolezza è la prima arma che possono usare per difendersi dagli abusi (quanti bambini non parlano perché non si rendono conto di cosa gli viene fatto?).

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