“La mano sinistra delle tenebre”, di Ursula K. Le Guin

La recensione della settimana è La mano sinistra delle tenebre, di Ursula K. Le Guin.

Esatto: questa copertina non ha alcun senso.

Premessa

Io, di Le Guin, finora avevo letto solo un racconto: “Nove vite”. È un racconto che dovrebbe parlare di cloni, o qualcosa del genere; dico dovrebbe perché l’ho letto due volte senza capire assolutamente nulla nessuna delle due, e decidendo, sull’onda della costernazione per l’insensatezza di ciò che avevo letto, di lasciare Le Guin da parte per un po’. Ora, il po’ è passato.
Altra premessa: non sono, notoriamente, un amante del fantasy – ed è decisamente un eufemismo: l’espressione più corretta sarebbe «Fosse per me, il fantasy lo vieterei per legge». Tantomeno sono disposto a sopportare lo science fantasy, quel filone della fantascienza in cui si può arrivare su un pianeta dall’altra parte della Via Lattea e ritrovarsi una società medievale. Ciò non toglie che a queste mie più o meno volontarie chiusure mentali può sempre esserci un’eccezione. Tipo questa.

Trama in breve

Gethen (detto anche Inverno), da qualche parte nella Galassia, è un pianeta abitato da umani ermafroditi, che una volta al mese “vanno in kemmer” divenendo o maschi o femmine, e procedendo quindi alla riproduzione. Genly Ai, l’Inviato della macrostruttura sociale non-governativa interplanetaria denominata Ecumene, si scontra quindi con le caratteristiche peculiari di questa società e con la sfuggevole figura di Therem Harth rem ir Estraven, nel bel mezzo di un complesso gioco geopolitico fra due delle maggiori nazioni di Gethen: Kharide e Orgoreyn.

Sulla forma e sull’equilibrio

Il libro si divide fra il resoconto di Genly Ai e il diario di Estraven, inframezzati (più che altro nella prima metà) da resoconti di leggende e miti di Gethen.
La forma è solida è scorrevole, ma rallenta un po’ nella seconda metà: il lungo viaggio sui ghiacci, benché vitale per l’approfondimento psicologico e l’evoluzione dei protagonisti, rompe lo schema narrativo a episodi per incentrarsi in un unico blocco mono-ambiente con due soli personaggi. Il risultato è un discreto abbassamento dell’attenzione, dovuto anche dagli eventi drammatici non assenti, quanto prevedibilissimi (tormente, crepacci ecc.). Niente di grave, comunque, nell’economia generale; anche se è una scelta formale di cui non mi capacito.
Il finale invece può sembrare quasi frettoloso, non tanto nell’arrivo degli inviati dell’Ecumene (che avremmo potuto anche non leggere mai), quanto nell’ultimo vuoto viaggio di Genly Ai, che non sembra aggiungere poi molto a quello che già avevamo, sia riguardo ai fatti che riguardo al carattere dei personaggi. Ma anche qui, niente su cui non si possa sorvolare tranquillamente, di fronte al resto del libro.

Io non ce l’ho con George Martin, giuro, però, ecco, è lui

Mi era già successo di lanciare vaghe accuse fra le righe a George Martin (dissi: “Non si è inventato niente”). Mi trovo qui a doverlo fare di nuovo.
Ora, passi che il pianeta si chiama Inverno, e passi che faccia un freddo boia; non posso certo dire che qualsiasi ambientazione glaciale sia stata per Martin fonte di ispirazione per l’invenzione di Grande Inverno, ci mancherebbe.
Però, ecco, nel bel mezzo de La mano sinistra delle tenebre, parte la narrazione di una leggenda locale, che riguarda due fratelli che si sono amati e uno dei due si è suicidato. E che mi trovo?

Vide lontano, sopra il ghiaccio, a nord, una bianca torre come la torre di un Dominiio, e da questo luogo molto lontano una persona veniva camminando verso di lui. Dopo qualche tempo Getheren poté vedere che questa persona era nuda, che la sua pelle era tutta bianca, e i suoi capelli erano tutti bianchi.

Non lo so, ma leggermi la quasi esatta descrizione degli Estranei di Game of Thrones in un libro del 1969, ecco, mi fa una strana impressione.
Ma ora parliamo di cose serie.

Persone, non uomini e donne: l’identità di genere

Come detto mentre riassumevo la trama, gli abitanti di Inverno/Gethen sono tutti ermafroditi, andando ad acquisire i caratteri sessuali femminili o maschili una volta al mese, durante il periodo fertile (il kemmer), dopo il quale tornano allo stadio di partenza (il somer). Questa natura ovviamente condiziona la società ad ogni livello: non esistono ruoli di genere, compiti assegnati a una metà della popolazione e compiti assegnati all’altra; chiunque può portare avanti una gravidanza (anche il re!); non ci si aspetta che una persona si vesta in un modo e una in un altro; non ci sono lavori proibiti o quantomeno ritenuti bizzarri per una persona invece che per un’altra; non ci si aspetta che una persona sia forte perché un uomo, e tutti i getheniani, se devono piangere, lo fanno senza vergogna. L’unico parametro di giudizio è quello che una persona fa, quello che realmente è.
Lascio la parola a Genly Ai:

Un uomo vuole che la sua virilità sia considerata, una donna vuole che la sua femminilità sia apprezzata, per quanto possano essere indirette e sottili le indicazioni di considerazione e di apprezzamento. Su Inverno queste indicazioni non potranno esistere. Si è rispettati e giudicati solo come esseri umani. È un’esperienza spaventosa.

“Spaventosa”.
Non mancano “deviazioni dalla norma”: esiste infatti una bassa percentuale di indivudui che rimane perennemente in kemmer: cioè, dal nostro punto di vista, sono semplicemente maschi e femmine. Per i getheniani questi individui hanno un nome ben preciso: i Pervertiti. E proprio come un Pervertito è visto Genly Ai, dal loro punto di vista perennemente in kemmer maschile.
Purtroppo l’argomento Pervertiti è toccato soltanto di sfuggita, e sappiamo solo che non sono fuorilegge, sono in genere mal visti ma c’è chi li tollera: praticamente la condizione degli omosessuali in Europa e USA all’epoca della stesura del romanzo. Peccato appunto che la questione non sia approfondita – ma d’altronde Le Guin glissa per conentrarsi su ben altro.

Giudizio finale

Tante altre cose ci sarebbero da dire.
I getheniani non conoscono il concetto di guerra, né hanno una parola adeguata ad esprimerlo.
La maggior parte dei getheniani non ha un vero e proprio senso patriottico, se non come appartenenza a una nazione con un determinato dialetto, ma non certo come contrapposizione ad una ipotetica nazione “avversaria” (Estraven stesso dice di operare non per Kharide od Orgoreyn, ma per tutta l’umanità).
E tutto questo, c’è da sospettarlo a ragione, potrebbe avere un solido legame causale con la natura unica dei getheniani – ma qui il discorso si complica troppo, per le mie risorse.

Tutto quello che posso fare, allora, è invitarvi a leggerlo, sperando di aver suscitato la vostra curiosità con le mie parole.
O almeno con quelle di Le Guin.

Qui l’intero nostro schema dell’interrelazione sociosessuale non esiste. Loro non possono giocare al nostro stesso gioco. Non si considerano, né si vedono, l’uno con l’altro, come uomini e donne. Questo è quasi impossibile da far accettare alla nostra immaginazione. Qual è la prima domanda che facciamo, su un bambino appena nato?

Annunci

4 Replies to ““La mano sinistra delle tenebre”, di Ursula K. Le Guin”

    1. Con “I reietti” mi sono arreso a metà. Non mi stava piacendo per niente: mi è sembrato perdersi in troppe descrizioni per nulla interessanti e soprattutto non mi è parso di aver trovato alcuna traccia di profondità dell’analisi politico/economica per la quale il libro è famoso. Niente in confronto a “Mendicanti di Spagna” di Nancy Kress, per dire.

      Mi piace

      1. invece devi riprovarci perche e un libro bellissimo. Uno scenario rappresentato da due mondi, uno capitalistico e l altro anarchico collettivistico. Un uomo che viaggia dal mondo anarchico a quello capitalistico per riunificare le due societa…

        Mi piace

        1. Ah, ma non l’ho escluso dalla mia vita, sicuramente prima o poi vorrò riprovarci. È che, come ho scritto nel commento sopra, non mi sembrava dire niente di realmente interessante (almeno nella prima metà).

          Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...