«Amavo il capitano»: “Oltre Apollo”, di Barry N. Malzberg

La recensione di Oltre Apollo di Malzberg che ho in mente di scrivere sarà la recensione meno recensione che io abbia mai scritto.

Intendiamoci, non è che tutte le altre fossero chissà quali sottili opere di critica letteraria: mi sono sempre limitato a descrivere l’opera, riassumerne la trama, le tematiche, la struttura e gli aspetti che mi hanno colpito in positivo o in negativo, dandone un giudizio complessivo e cercando il più possibile di realizzare un’immagine onesta da offrire ai lettori del blog che volessero avventurarsi nella lettura di ciò che di volta in volta vado leggendo io.

Ma con Oltre Apollo ho il timore di non riuscire a fare neanche questo.
Io ci provo.

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Questa è la mia copia, fotografata sul mio letto, acquistata per uno scherzo del destino come risposta a «Ora che ho comprato X su Amazon, guarda se c’è qualcosa che interessa a te, così arriviamo ai 19€ e la spedizione è gratuita.»
Spedizione gratuita!, per un romanzo su una spedizione su Venere: ah, se Malzberg potesse conoscere l’ironia di quest’evento…

Trama

Eccoci qua: Oltre Apollo è un resoconto; no, è un diario; no, è un’autobiografia; no, è semplicemente un serie di deliri lasciati da un astronauta impazzito, o fatto impazzire dai venusiani, o dagli psicologi.
Fatto sta che Harry Evans parte per una missione verso Venere affiancando il capitano, ma torna solo. Rinchiuso in una non meglio precisata struttura, sotto le sollecitazioni del dottor Forrest, Harry Evans, il nostro narratore inaffidabile, snocciola tutte le sue versioni possibili dei fatti accaduti in orbita intorno al secondo pianeta del Sistema Solare.

Struttura

Il libro è formato da una successione di 67 disomogenei paragrafi: abbiamo Evans che parla in prima persona e che si descrive in terza; c’è la vita privata di Evans e il suo rapporto tormentato con la moglie; ci sono le visite del dottor Forrest che tenta di indagare la sua mente; ci sono le immaginarie partite a bridge con il grasso Ovest, ci sono i saggi consigli del defunto zio, ci sono gli anagrammi che a per passare il tempo, c’è la sua interpretazione su cosa è accaduto nella fallimentare spedizione su Marte di anni prima, c’è una cronologicamente discutibile storia della conquista spaziale.
Ma, soprattutto, ci sono tutte le verità possibili sul destino del capitano: si è suicidato espellendosi nello spazio dal canale dei rifiuti; è inciampato per sbaglio e nel canale ci è caduto; Evans l’ha ucciso per difendersi da un abuso sessuale; Evans l’ha ucciso perché gliel’hanno ordinato i venusiani per via telepatica. Tutte le verità possibili si susseguono una via l’altra, ognuna contraddice la precedente e verrà contraddetta dalla successiva; e l’ultima, alla fine, non ci sembra affatto più vera delle altre solo perché è l’ultima.

Tematiche

In breve, alcuni degli aspetti più caratteristici di questo lavoro.

Paranoia

Evans è convinto che nell’astronave, durante la missione, lo stessero spiando. È convinto che lo spiino ora che è rinchiuso, e che sua moglie gli venga a far visita perché in combutta con gli psicologi che voglio estorcergli la verità.
Evans si vede contro tutto il mondo e probabilmente contro tutto l’Universo, quando inizia a riversare la colpa alle induzioni telepatiche degli abitanti di Venere (dei quali non si preoccupa nemmeno di provare l’esistenza).
E, come tutti i paranoici, non può ammetterlo.

Memoria

Evans non vuole nascondere niente: lui non ricorda proprio (o almeno, beninteso, è questa l’impressione che ha dato a me). Non ricorda nemmeno il nome dell’amato capitano, ed è già tanto se riesce a ricordare quello di sua moglie.
Scava nella sua stessa mente, e tutto ciò che riesce a ricavarne è, ogni volta, una versione diversa, ma che per lui è sempre perfettamente coerente con quella che ricordava un istante prima.

Omosessualità / violenza sessuale / omofobia interiorizzata

Evans ama il capitano, ma a modo suo: una delle sue versioni sarà proprio la legittima difesa per un abuso sessuale. E pensa (e qui ci ricolleghiamo alla paranoia) che pure il dottor Forrest sia vittima di una irrefrenabile tensione erotica verso di lui, e la stia sublimando nei sui continui interrogatori, tutti surrogati del sesso. Ma quando lo immagina mentre gli salta addosso al suo ennesimo rifiuto di raccontare la verità, chi è che vuole possedere chi?
I rapporti sessuali con la moglie, Evans li descrive sempre meccanicamente, come asettiche manovre in cabina di pilotaggio, i fluidi corporei paragonati a quelli che scorrono nei tubi dell’astronave. Evans diviene poi impotente, con la moglie, e dà la colpa agli effetti fisici dell’addestramento per la missione: ma non è proprio durante l’addestramento che ha conosciuto il capitano?
Non manca però una strana, appena accennata forma di odio per questi: indipendentemente dal fatto che si sia trattato di suicidio, omicidio o costrizione da parte dei venusiani, il capitano viene espulso dal canale da dove si scaricano gli escrementi. Simbologia fin troppo chiara.
Evans è allora in bilico tra il disgusto e l’attrazione, come d’altronde è in bilico fra il capitano e il dottor Forrest; forse che la sua paranoia, la sua confusione, la sua follia (se c’è proprio follia) sono tutte figlie di questa mancata accettazione di sé? Neanche questo lo sapremo mai, ma almeno non sono l’unico a sospettarlo.

Letteratura, specificamente quella di fantascienza

Questo libro è anche un libro su come lo scrittore stesso sta scrivendo il libro: noi seguiamo Evans che decide come intitolarlo, come strutturare i paragrafi, da quale editore andare.
Malzberg non è nuovo a questi esperimenti di metaletteratura: esempio lampante è il suo meraviglioso Una galassia chiamata Roma (che ho letto per ora solo in inglese e di cui esiste la versione “espansa” in romanzo, Galassie). Ma che gli interessi raccontarci, più che delle idee, dell’uomo che è dietro le idee, è anche evidente in Il mondo di Herovit.
Spero solo per lui che tutta questa ossessione per la figura dello scrittore, specie quello di fantascienza, non denunci una qualche sorta di sensazione di inadeguatezza, un complesso di inferiorità. Considerata la sua produzione, preferirei fosse sintomo di autoreferenzialità e grande stima del proprio lavoro, perché è davvero uno dei pochi che se lo possa permettere.

(Alla fine sembra quasi che stia parlando di Aldo Busi. Malzberg è il Busi della fantascienza? Se sì, data la scarsa credibilità del narratore protagonista e l’evidente ritrosia ad accettare tutta la sua sessualità, si può stabilire un parallelo fra Oltre Apollo e Suicidi dovuti? Forse non è il caso di avventurarsi in questo tunnel. Non ora, almeno.)

Sulla traduzione

Premettendo che non ho letto la versione originale, è comunque sufficiente quella italiana per rendersi conto dell’ottimo lavoro del traduttore, che ha adattato un testo difficilissimo seguendo uno stile sempre fluido, perfettamente coerente e linguisticamente all’altezza del contenuto. Peccato che non ho ben chiaro chi sia questo traduttore, giacché il libro reca ovunque la scritta “a cura di Riccardo Gramantieri” (autore della prefazione da cui ho preso un paio di spunti per questa non-recensione), ma non si specifica da nessuna parte che l’abbia tradotto lui, nemmeno là, nel frontespizio, dove su qualsiasi libro ci si aspetterebbe di trovare quest’informazione.
Queste ovviamente sono problematiche imputabili solo all’accuratezza della casa editrice, senza la quale però non ci sarebbe stato il ritorno di questo capolavoro, stampato per la prima e ultima volta nel 1978. Certo, la stessa casa editrice è responsabile anche della scelta di un font che non esito a definire deprecabile, ma non si può avere tutto dalla vita, e il solo fatto di aver dato alle stampe Oltre Apollo tiene la Mimesis al riparo da qualsiasi critica.

Giudizio finale

Senza alcuna remora io dichiaro qui solennemente che Oltre Apollo è uno dei migliori libri che abbia letto in vita mia. Non credo di avere una “Top 10”, o “20”, o qualsiasi altro numero tondo (dovrei pensarci, a fare una lista), ma se mi si chiedesse «Stefano, quali sono i libri più belli che hai letto in vita tua? quelli che hanno significato di più per te? che hanno cambiato o almeno intaccato il tuo approccio alla letteratura?», be’, senz’altro nel fare una lista non dimenticherei di menzionare Oltre Apollo, tentare di convincervi in ogni modo possibile a leggerlo e ovviamente ringraziare Malzberg per tutto questo.

Amavo il comandante, a modo mio, anche se sapevo che era pazzo, il povero bastardo. E solo in parte era colpa sua: bisogna considerare le circostanze. E le circostanze erano intollerabili. Una cosa del genere non funzionerà mai.

(Capitolo 1)

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