Un’antologia di fantascienza italiana: Interplanet 1 (seconda parte)

Ecco dunque la seconda e ultima parte della mia mini-recensione dell’antologia Interplanet 1.

Qui potete trovare la prima parte, che vi invito a leggere, se non lo avete fatto, se non altro perché in questa seconda parte faccio tavolta dei riferimenti a racconti già commentati là.

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Sinfonia Robotica, di Sandro Sandrelli. Un originalissimo trittico di racconti venati di humor nero, in forma di sinfonietta in tre movimenti (con tanto di agogica nei sottotitoli):
Jimmy di Canopo (andante con moto). Una narrazione nella narrazione, con la prima persona che riporta il racconto a sua volta in prima persona di un particolare individuo conosciuto in un bar spaziale. Peccato che far parte di una “Sinfonia robotica” rovini un po’ il primo colpo di scena – salvato però dal secondo ed ultimo.
C’era due volte (allegretto scherzando). Un uomo, letteralmente tenuto in ostaggio dal suo servizievole robot, trova la soluzione in un paradosso temporale. Meravigliosa la chiusa finale.
L’anticrampo (finale, allegro con fuoco). Un eccezionale esercizio di stile, con la narrazione affidata a un assurdo alieno simile a un alberello, che ha imparato la lingua terrestre e ci racconta di come noi umani abbiamo sfruttato la sua razza e di come esso abbia furbescamente reagito.
Nota stilistica, in realtà già rilevata in Screziato di giallo: l’autore fa un uso particolare del maiuscolo, per enfatizzare parole come siamo più abituati a veder fare al corsivo. Può inizialmente lasciare perplessi, specie per chi lo legge oggi alla luce della convenzione di netiquette per la quale il maiuscolo è un URLO, ma ci si abitua presto e Sandrelli rimane sempre coerente col suo stile – che è la cosa più importante.
Con questo trittico Sandrelli mi fa sentire finalmente soddisfatto di avere la sua firma nel libro (anche se la dedica non è a me, per ovvi motivi).

Pittore dell’invisibile, di Gustavo Gasparini. Di nuovo il Gasparini ci regala un’immersione in una mente allucinata, stavolta non per involontari sdoppiamenti di personalità, ma per l’ossessione del protagonista alla ricerca del quadro perfetto, che racchiuda in sé il senso di tutto l’Universo. Questo racconto si potrebbe, peraltro, non ritenere nemmeno di fantascienza – il che ovviamente non ne pregiudica la bellezza.

Un affare di tutta convenienza, di Andrea Canal. Un altro viaggio nel tempo, stavolta con notevoli implicazioni filosofiche. Peccato per la maldestra caratterizzazione dei personaggi (c’è chi parte impaurito, diventa spavaldo e poi ritorna timoroso senza alcun motivo) e per l’imbarazzante titolo, perché l’idea finale è una colossale, stupefacente variazione dell’Effetto farfalla.

Il Kraken, di N. L. Janda. Un capitano poco coraggioso, che naufragando su un pianeta inesplorato si ritrova a fronteggiare letteralmente il suo peggiore incubo. Non memorabile, ma gradevole il discreto humour.

Frenocinesi, di Piero Prosperi. Un uomo viene posseduto da un alieno assetato di sangue. Abbastanza scontato, e con qualche leggerezza di troppo. Non sembra nemmeno lo stesso autore del precedente, meraviglioso Il pianeta del silenzio.

La soffitta, di Alcide Montanari. Il protagonista è un bambino, che si ritrova proiettato in un tempo non suo. Quasi esagerato il colpo di scena finale, forse un po’ fuori contesto.

Lieto evento, di Emio Donaggio. Un mondo decadente quanto estremamente complesso ricostruito in maniera eccelsa in appena quattro pagine e mezza; ci sarebbe stato abbastanza materiale perché una persona più attenta ai soldi che alla qualità letteraria ci realizzasse una trilogia e la vendesse a Hollywood. Ennesimo finale all’altezza di Brown. Davvero ottimo, peccato sia l’unico racconto dell’autore in questa raccolta.

Esecuzione sinfonica, di Pino Puggioni. Ottima costruzione sul gioco di parole con “esecuzione”, nel segno dell’assurdo e dell’humour nero. Decisamente migliore dell’altro suo racconto, Il sogno del RRATH.

Rappresaglia celeste, di Carlo Della Corte. Breve storia di un errore con conseguenze apocalittiche. Interessanti le descrizioni dell’assurdo mondo di Ebelante HHHH.

Mostri, di Giulio Raiola. Una nemmeno troppo velata allegoria del razzismo, con protagonisti i deformi sopravvissuti a un imprecisato incidente. Tematica di per sé vista e rivista, ma trattata con pregevole originalità stilistica e formale.

La notte breve, di Sandro Sandrelli. Il racconto conclusivo della raccolta è un fantasmagorico omaggio alla bellezza della città di Venezia, mai nominata ma sufficientemente delineata per essere facilmente riconosciuta. Grande poesia.

***

Il mio commento conclusivo alla raccolta è: ampiamente soddisfatto.
Non c’è un racconto che mi abbia fatto provare la sgradevole sensazione di aver perso tempo a leggerlo, anche se ovviamente il livello non può essere sempre eccelso. Fra racconti passabili e buoni, spiccano però alcuni autentici capolavori (Il Grande Ragnar, Mosche, Lieto evento), che non dovrebbero davvero mancare a chi ci tiene a possedere una biblioteca di letteratura fantascientifica – ma anche letteratura tout court – di tutto rispetto.
Purtroppo potrebbe non essere facilissimo reperire il volume (su Ebay c’è chi se lo vende a 20 e rotti euro nelle stesse condizioni della mia copia a 50 cents), ma chissà, se girate per bancarelle e mercatini dell’usato… Buona fortuna, e buona lettura.

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